Quando la specie non basta: l’ara che ha scelto uno stormo di avvoltoi

Una storia dal Costa Rica che ci invita a guardare il comportamento animale con occhi diversi
Un’ara selvatica osservata nei dintorni del Lago Arenal, in Costa Rica, è diventata una presenza abituale all’interno di uno stormo decisamente insolito: quello degli avvoltoi.
Secondo le informazioni associate all’osservazione, l’ara avrebbe perso il proprio compagno circa quattro anni fa e, da circa tre anni, trascorrerebbe una parte significativa delle proprie giornate insieme agli avvoltoi, arrivando a frequentarne anche i momenti di alimentazione.
La scena immortalata nella fotografia è certamente suggestiva: un grande pappagallo dai colori vivaci inserito in mezzo a numerosi uccelli neri, apparentemente perfettamente integrato nella loro attività.
Ma cosa sta realmente accadendo?
Non è una “nuova famiglia”: è qualcosa di più interessante
Il primo errore che potremmo commettere è interpretare il comportamento dell’ara esclusivamente attraverso le nostre categorie emotive.
Dire che “ha trovato una nuova famiglia” è una narrazione affascinante, ma dal punto di vista etologico dobbiamo essere più prudenti.
Gli animali non devono necessariamente appartenere alla stessa specie per condividere determinate attività.
In natura esistono numerose forme di aggregazione interspecifica, temporanee o relativamente stabili, che possono offrire vantaggi agli individui coinvolti: maggiore possibilità di individuare una risorsa, riduzione del rischio, accesso a informazioni ambientali o semplicemente opportunità sociali.
Nel caso di questo ara, quindi, non possiamo affermare che consideri gli avvoltoi dei “conspecifici” o che abbia sostituito il proprio partner.
Possiamo però osservare qualcosa di estremamente interessante: la sua capacità di inserirsi e mantenere una relazione comportamentale con un gruppo appartenente a un’altra specie.
La socialità non è sempre una questione di specie
Per un animale altamente sociale come un pappagallo, l’ambiente sociale può avere un’importanza enorme.
Molte specie di psittacidi vivono in gruppi, coppie o aggregazioni nelle quali gli individui raccolgono continuamente informazioni attraverso le interazioni con gli altri.
Questo significa che il comportamento sociale non è necessariamente limitato alla riproduzione o alla relazione di coppia.
Un animale può cercare la vicinanza di altri individui perché quella presenza rappresenta una fonte di stimolazione, sicurezza, opportunità alimentare o semplicemente perché il comportamento degli altri costituisce una parte importante dell’ambiente nel quale vive.
L’ara della fotografia potrebbe quindi aver trovato, all’interno dello stormo, condizioni sufficientemente favorevoli da mantenere questa frequentazione nel tempo.
Ed è proprio la persistenza dell’associazione, se confermata da osservazioni sistematiche, a rendere il fenomeno particolarmente interessante.
Ma perché proprio gli avvoltoi?
Qui bisogna fare attenzione.
Non abbiamo elementi sufficienti per stabilire quale sia la motivazione precisa dell’ara.
Potremmo formulare diverse ipotesi, ma non trasformarle in conclusioni.
Una possibilità è rappresentata dalla facilitazione sociale: osservare altri animali impegnati in una determinata attività può favorire l’avvicinamento e la partecipazione.
Un’altra ipotesi riguarda l’alimentazione.
Se l’ara frequenta gli avvoltoi durante i pasti, potrebbe aver imparato che la presenza dello stormo è associata a una risorsa alimentare. In questo caso l’associazione potrebbe essere stata inizialmente favorita da un vantaggio concreto e successivamente mantenuta dalla familiarità con il gruppo.
Ma potrebbe esserci anche una componente sociale.
Gli avvoltoi rappresentano un gruppo numeroso e relativamente prevedibile. Per un individuo sociale, la presenza di altri animali può modificare profondamente il modo in cui viene utilizzato lo spazio e il tempo.
Naturalmente, senza osservazioni comportamentali dettagliate non possiamo sapere quale di queste spiegazioni abbia il peso maggiore.
L’aspetto più interessante: la flessibilità comportamentale
Ed è probabilmente questo il vero insegnamento della storia.
In etologia, la flessibilità comportamentale è una caratteristica estremamente importante.
Un animale non è semplicemente un insieme di comportamenti rigidi programmati per essere eseguiti sempre nello stesso modo.
L’esperienza, l’ambiente, le conseguenze delle proprie azioni e le relazioni sociali contribuiscono continuamente a modificare il comportamento.
Questo ara sembra aver trovato una modalità di interazione con un gruppo interspecifico che, almeno apparentemente, gli consente di ottenere qualcosa di vantaggioso.
Non sappiamo se si tratti principalmente di compagnia, alimentazione, sicurezza, informazione o di una combinazione di questi fattori.
Ed è proprio per questo che dovremmo evitare di semplificare la storia.
Una fotografia non racconta tutto
La fotografia mostra un momento.
L’etologia, invece, studia la sequenza dei comportamenti e il contesto nel quale avvengono.
Per comprendere realmente questa associazione sarebbe necessario osservare, per esempio:
- quanto tempo l’ara trascorre con lo stormo;
- se sceglie attivamente di raggiungerlo;
- se mantiene una distanza costante dagli avvoltoi;
- se esistono interazioni dirette o semplicemente tolleranza reciproca;
- se partecipa alle stesse attività alimentari;
- come reagisce quando lo stormo si sposta;
- se gli avvoltoi modificano il proprio comportamento in sua presenza;
- se l’associazione avviene esclusivamente durante l’alimentazione oppure anche durante il riposo e gli spostamenti.
Sono questi dettagli a trasformare una fotografia curiosa in un vero caso di studio comportamentale.
E soprattutto: non confondiamo socialità con “bisogno di un compagno”
Questa storia offre anche una riflessione importante per chi vive con un pappagallo domestico.
Un pappagallo è un animale sociale, ma questo non significa automaticamente che la soluzione a qualsiasi problema comportamentale sia semplicemente “prendergli un compagno”.
La socialità degli psittacidi è molto più complessa.
Un individuo può costruire relazioni differenti con conspecifici, altre specie, esseri umani e ambiente.
La qualità della relazione, la compatibilità comportamentale, la possibilità di scelta e la libertà di allontanarsi sono elementi molto più importanti della semplice presenza fisica di un altro animale.
L’ara del Lago Arenal ce lo ricorda in maniera spettacolare.
La natura è molto meno rigida di quanto immaginiamo
Quello che vediamo in questa fotografia non dovrebbe essere interpretato come una favola in cui un ara “perde il compagno e decide di adottare una famiglia di avvoltoi”.
È qualcosa di più interessante.
È un esempio che ci invita a considerare gli animali per quello che sono realmente: individui capaci di apprendere, scegliere, adattarsi e modificare le proprie strategie comportamentali in funzione dell’ambiente.
E forse la domanda più interessante non è:
“Perché un ara vive con degli avvoltoi?”
Ma:
“Cosa ha trovato in quella relazione che, da circa tre anni, continua a renderla vantaggiosa?”
Perché quando osserviamo un comportamento animale apparentemente “strano”, la risposta più scientifica non è cercare immediatamente una spiegazione umana.
È osservare.
E soprattutto, continuare a fare domande.
Nota etologica: le informazioni sulla perdita del partner, sulla durata dell’associazione e sulla frequentazione del gruppo derivano dal racconto associato all’immagine; non sono sufficienti, da sole, per stabilire la motivazione del comportamento. Le osservazioni disponibili confermano invece che Costa Rica e area di Arenal ospitano sia diverse specie di ara sia avvoltoi, rendendo plausibile il contesto ecologico descritto. Fonte dell’art:
The Dodo blog

