Il volo del pappagallo: cosa ci racconta?
Immaginate di essere qui, nell’associazione, e di vedere un pappagallo che improvvisamente apre le ali e parte.
Che cosa sta facendo?
La risposta più semplice è: sta volando!
Ma per un etologo la domanda diventa molto più interessante:
Perché sta volando? E che tipo di volo sta facendo?
Il volo, infatti, fa parte del repertorio comportamentale del pappagallo e può essere descritto all’interno del suo etogramma.
L’etogramma è come un grande dizionario nel quale raccogliamo e descriviamo i comportamenti che un animale può mettere in atto.
E il volo è una delle “parole” più importanti di questo dizionario.
Ma tutti i voli sono uguali?
No!
Pensate a noi bambini: possiamo correre perché stiamo giocando, perché dobbiamo prendere un pallone oppure perché abbiamo fretta.
Anche il pappagallo può volare per motivi diversi.
Può volare:
- da un posatoio all’altro, semplicemente per spostarsi;
- verso il cibo, perché ha individuato una risorsa;
- verso un altro pappagallo, per cercare un compagno o interagire con lui;
- per seguire il proprio gruppo, mantenendo la coesione sociale;
- per esplorare, raggiungendo un luogo nuovo;
- per giocare, soprattutto durante alcune interazioni sociali;
- per allontanarsi da qualcosa che percepisce come minaccioso;
- durante il corteggiamento o le interazioni riproduttive;
- oppure semplicemente perché volare è una normale attività locomotoria della specie.
Quindi, quando vediamo un pappagallo volare, non dovremmo fermarci alla frase:
“Sta volando.”
Possiamo chiederci:
“Che cosa ci racconta questo volo?”
Guardiamo il pappagallo come farebbe un etologo
Immaginiamo che un Ara parta da un posatoio.
Prima osserviamo.
Apre le ali. Spinge con le zampe. Inizia il battito alare. Guadagna quota. Cambia direzione. Raggiunge un altro posatoio. Atterra.
Questa è la descrizione del comportamento.
Poi osserviamo il contesto.
C’era un altro pappagallo?
Aveva visto del cibo?
Qualcuno si era avvicinato?
Stava seguendo il gruppo?
Era un volo breve o un lungo spostamento?
Questo ci aiuta a capire la funzione del comportamento.
E qui c’è una cosa molto importante
Un etologo cerca di non confondere il comportamento con la sua interpretazione.
Se un pappagallo vola via quando una persona si avvicina, non possiamo dire immediatamente:
“Non gli piace quella persona.”
Possiamo dire:
“Quando la persona si è avvicinata, il pappagallo è decollato e si è allontanato.”
Poi dobbiamo osservare ancora.
Forse aveva paura.
Forse voleva semplicemente raggiungere un altro posatoio.
Forse aveva visto qualcosa dietro la persona.
Prima osserviamo. Poi descriviamo. Infine interpretiamo, considerando il contesto.
Perché il volo è così importante per un pappagallo?
Perché il pappagallo è un animale costruito dall’evoluzione per utilizzare il volo.
Le sue ali, i muscoli pettorali, lo scheletro, la coda e perfino la forma del corpo sono collegati alla sua capacità di muoversi nell’ambiente tridimensionale.
Per questo il volo non è semplicemente un “modo per andare da A a B”.
È anche esplorazione, ricerca di risorse, fuga, socialità, comunicazione e interazione con l’ambiente.
Quando osserviamo un pappagallo volare, quindi, non stiamo semplicemente guardando un animale che si sposta.
Stiamo osservando una parte della sua storia evolutiva e del suo repertorio comportamentale.
Una piccola regola da etologi
E allora ricordatevi questa piccola regola da etologi:
“Non guardiamo soltanto DOVE vola un pappagallo. Guardiamo COME vola, QUANDO vola e COSA succede prima e dopo il volo.”
Perché ogni comportamento, se impariamo ad osservarlo bene, può raccontarci qualcosa del mondo del pappagallo.
