Come insegniamo un comportamento a un pappagallo?

Art. a cura di Associazione Pappagalli in Volo
Un viaggio nell’educazione attraverso l’ABA
Quando arriva in associazione un gruppo di bambini, una delle domande che ci viene fatta più spesso è:
“Ma come fate a insegnare qualcosa a un pappagallo?”
È una domanda bellissima, perché ci permette di spiegare una cosa fondamentale: educare un animale non significa costringerlo a fare ciò che vogliamo noi.
Significa creare le condizioni perché possa imparare.
E quando parliamo di educazione del pappagallo possiamo utilizzare anche alcuni principi dell’ABA – Applied Behavior Analysis, cioè l’Analisi Applicata del Comportamento.
Partiamo da un esempio
Immaginiamo di voler insegnare a un pappagallo a salire sulla nostra mano.
La cosa più semplice, apparentemente, sarebbe prenderlo e metterlo sulla mano.
Ma questo non è insegnare.
Il pappagallo potrebbe imparare qualcosa di completamente diverso:
“Quando questa persona avvicina la mano, devo difendermi o cercare di allontanarmi.”
Noi invece vogliamo costruire un’associazione positiva e permettere al pappagallo di comprendere progressivamente ciò che gli stiamo proponendo.
Per questo iniziamo da piccoli passi.
Se guarda la mano, possiamo rinforzare quel comportamento.
Se si avvicina, abbiamo fatto un altro passo.
Se tocca la mano con una zampa, siamo ancora più vicini.
Quando finalmente sale sulla mano, abbiamo raggiunto il comportamento che volevamo costruire.
Questo processo viene chiamato shaping, cioè modellamento del comportamento.
Non chiediamo immediatamente il comportamento finale.
Costruiamo il percorso che porta a quel comportamento.
Che cosa c’entra l’ABA?
L’ABA ci insegna soprattutto a osservare il comportamento in modo sistematico.
Un modo semplice per comprenderlo è utilizzare il modello A-B-C.
A – Antecedente
È ciò che accade prima del comportamento.
Per esempio, presentiamo la mano al pappagallo e gli offriamo la possibilità di avvicinarsi.
B – Behavior, comportamento
È ciò che il pappagallo fa realmente.
Non quello che immaginiamo che stia pensando.
Possiamo osservare:
“Il pappagallo si avvicina e mette una zampa sulla mano.”
Questa è una descrizione del comportamento.
C – Conseguenza
È ciò che accade immediatamente dopo.
Se quella conseguenza è significativa per il pappagallo, può aumentare la probabilità che quel comportamento venga ripetuto.
Questo è il concetto di rinforzo.
Il rinforzo non è una “tangente”
Quando si parla di educazione attraverso il rinforzo, spesso si sente dire:
“Quindi gli date un premio per farlo obbedire?”
La risposta è più complessa.
Un rinforzo è una conseguenza che, in determinate condizioni, aumenta la probabilità che un comportamento venga ripetuto.
Può essere un alimento particolarmente gradito, ma non necessariamente.
Può essere l’accesso a un gioco, a un’attività, a una risorsa, a un’interazione sociale o a qualcosa che in quel momento ha valore per quell’individuo.
E soprattutto, non tutti i pappagalli considerano rinforzante la stessa cosa.
Quello che interessa moltissimo a un Ara potrebbe non interessare affatto a una calopsitta.
Per questo l’educatore deve conoscere l’animale che ha davanti.
E se il pappagallo non fa quello che gli chiediamo?
Questa è forse una delle parti più importanti dell’educazione.
Se il pappagallo non esegue il comportamento che stiamo cercando di insegnare, non dobbiamo immediatamente pensare:
“Il pappagallo non vuole imparare.”
Dobbiamo porci altre domande:
- Abbiamo chiesto troppo?
- Il criterio è troppo difficile?
- Il rinforzo è realmente interessante per quell’individuo?
- L’ambiente è adatto?
- Il pappagallo è concentrato?
- È motivato?
- Sta mostrando segnali di disagio?
Forse dobbiamo semplicemente fare un passo indietro.
Se chiediamo al pappagallo di salire sulla mano e non lo fa, possiamo cominciare rinforzando un semplice avvicinamento.
Poi un contatto.
Poi una zampa.
Poi due.
In questo modo il comportamento viene costruito progressivamente.
Educare significa anche saper ascoltare
C’è però un principio che viene prima di qualsiasi tecnica:
osservare il pappagallo.
Un buon educatore non guarda soltanto ciò che vuole ottenere.
Guarda anche come sta l’animale durante il processo.
Se il pappagallo si allontana, cambia postura, mostra segnali di disagio o interrompe ripetutamente l’interazione, dobbiamo ascoltare queste informazioni.
L’obiettivo non è ottenere un comportamento a qualsiasi costo.
L’obiettivo è creare apprendimento.
Questo significa che l’educazione dovrebbe essere costruita sulla collaborazione, sulla chiarezza e sulla possibilità per l’animale di partecipare senza essere costretto.
Prima osserviamo, poi insegniamo
C’è un collegamento molto importante tra etologia ed educazione.
Prima di insegnare un comportamento dobbiamo conoscere l’animale.
Dobbiamo sapere quali sono i suoi comportamenti naturali, come comunica, quali sono le sue motivazioni e quali segnali utilizza.
Per questo l’educatore deve imparare a osservare.
Non basta vedere che un pappagallo “non fa qualcosa”.
Bisogna chiedersi perché.
Non basta vedere che vola via.
Bisogna osservare cosa è successo prima.
Non basta vedere che becca la mano.
Bisogna comprendere il contesto.
L’educazione efficace nasce dall’osservazione del comportamento e dalla capacità di modificare il nostro approccio sulla base delle informazioni che l’animale ci fornisce.
Chi insegna a chi?
Quando accompagniamo bambini e famiglie nel mondo dei pappagalli, spesso concludiamo con una domanda:
“Secondo voi, chi insegna a chi?”
La risposta più immediata è:
“L’educatore insegna al pappagallo.”
Ma c’è un’altra risposta, forse ancora più importante.
Mentre noi insegniamo qualcosa al pappagallo, il pappagallo insegna continuamente qualcosa a noi.
Ci insegna ad osservare.
Ci insegna ad avere pazienza.
Ci insegna a modificare le nostre aspettative.
Ci insegna che ogni individuo è diverso.
E soprattutto ci insegna che una relazione non nasce dalla forza con cui imponiamo qualcosa, ma dalla capacità di comunicare, comprendere e costruire insieme un comportamento.
Questa è, per noi di Associazione Pappagalli in Volo, una delle idee fondamentali dell’educazione:
non vogliamo semplicemente insegnare ai pappagalli a fare qualcosa.
Vogliamo insegnare alle persone a capire i pappagalli.

