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Il segreto della comunicazione

Il segreto della comunicazione

Art. di Annalisa Zenone

Scrollando i vari contenuti a tema pappagalli che Tik Tok ci propone, l’altro giorno mi sono imbattuta nel video allegato che non propone i soliti comportamenti “simpatici” o “problematici” di alcuni soggetti simili ai nostri compagni pennuti.

In questo filmato, infatti, si osserva una dinamica molto diversa dalla classica interazione uomo-pappagallo basata sul contatto iniziato dall’uomo: la signora-umana è una presenza disponibile, non invasiva.

Qui il soggetto o i soggetti, perchè in altri video ce ne sono diversi, possono:

  • avvicinarsi;
  • allontanarsi;
  • cambiare posizione;
  • scegliere se prendere il cibo;
  • soprattutto, scegliere se instaurare un contatto fisico.

Ed è proprio da queste dinamiche che sono scaturite domande e riflessioni personali condivise poi con il nostro Trainer:

Perché i soggetti wild non BECCANO l’umana?
La beccata allora é un comportamento che si innesca più facilmente nei soggetti pet?
Perché?

Se si osserva allora con più attenzione il video, le risposte non tardano a venire.

Vuoi vedere che il segreto non è proprio…”non toccare il pappagallo”!

La Signora infatti non lo tocca, o meglio non cerca la relazione – coccola.

Si propone al soggetto con cui interagisce soprattutto in modo verbale e poi mostra la mano per invitarlo a salire.

Di conseguenza fa qualcosa di più preciso: non toglie al pappagallo la possibilità di scegliere.

Lei si propone, non forza…e attende il comportamento.

Sa di relazionarsi con un pappagallo wild, non pretende da lui quello che noi pretendiamo (in modo errato) dai nostri pet, perché sottintendiamo che essendo cresciuti da mani umane, accettino e “subiscano” ciò che noi vogliamo.

Quindi, non è il contatto fisico in sé a essere problematico, ma vuoi vedere che è il contatto imposto il problema!

Queste sono riflessioni, osservazioni e conclusioni a cui arriva una semplice appassionata.

Ma ora proviamo a vedere cosa dice l’etologia

O più precisamente la scienza del benessere animale dove si parla sempre più di choice, control e agency: l’animale dovrebbe poter influenzare ciò che gli accade, compreso quando, quanto e come interagire con un essere umano.

La letteratura sul rapporto uomo-animale considera infatti l’avvicinamento volontario, la ricerca della prossimità e la possibilità di interrompere l’interazione importanti indicatori di una relazione positiva.

E questo nel video è particolarmente evidente.

La donna:

  • non insegue il comportamento sociale dell’animale;
  • non cerca continuamente di accarezzarlo;
  • non allunga la mano verso il suo corpo per stabilire un contatto;
  • non trattiene l’animale quando si avvicina.

Fa una cosa apparentemente molto più semplice:

crea le condizioni affinché sia l’Ara a scegliere di avvicinarsi e quindi il comportamento di avvicinamento è prodotto dall’animale.

E c’è una differenza enorme!

Ed è esattamente questo che rende il video interessante dal punto di vista etologico.

La ricerca sul rapporto uomo-animale sottolinea proprio l’importanza dell’approccio volontario e della possibilità di scelta e controllo durante l’interazione.

Ma attenzione a un errore interpretativo

Non possiamo però concludere che:

Se il pappagallo viene sulla mano, allora vuole essere accarezzato!

Sono due comportamenti diversi.

Un Ara può desiderare:

  • la prossimità sociale;
  • il contatto corporeo;
  • il trasporto;
  • il cibo;
  • l’esplorazione;
  • la possibilità di osservare l’ambiente da una posizione elevata;
  • semplicemente stare vicino a un individuo percepito come sicuro.

Il contatto non equivale automaticamente al desiderio di essere manipolato.

Ed è proprio qui che, secondo me, molti proprietari come noi sbagliano.

Il pappagallo sale sulla mano e l’umano pensa:

“Adesso posso accarezzarlo.”

Ma il comportamento dell’animale potrebbe significare semplicemente:

“Voglio stare qui.”

Quindi l’interazione dovrebbe fermarsi lì, almeno finché non è l’animale a fornire ulteriori segnali compatibili con il desiderio di contatto.

L’esempio di Giuly

Il video mi ha inoltre ricordato che in Associazione abbiamo Giuly, Ara arlecchino nato e cresciuto con i suoi genitori e quindi da considerarsi soggetto “wild” che presenta molti comportamenti simili e coerenti al soggetto presente nel video.

Chi ha avuto modo infatti di poterla osservare dal vivo o interagirci, sa benissimo che è Giuly a cercare la relazione, sale volontariamente o su richiesta sugli umani, accetta premi ma non tollera il contatto nè propone la richiesta.

Dimostra invece chiaramente il:

“Voglio stare qui con te”

Ma le regole le detta lei e, quando ne sente la necessità, ha la possibilità di allontanarsi.

Se si forza la relazione, se non si leggono in modo corretto i segnali arriva la BECCATA!

Ma allora Giuly è un pappagallo diffidente perché wild?

Per rispondere a questa domanda, torniamo al video, nel quale si trova anche un aspetto ancora più interessante:

la donna non deve “convincere” le Ara a fidarsi di lei.

La sua strategia comportamentale sembra essere:

presenza → prevedibilità → libertà di scelta → rinforzo → interazione volontaria.

Questa sequenza è molto potente.

Il cibo può certamente avere un ruolo, ma non spiegherebbe da solo tutta la dinamica osservata.

Se l’unico valore della persona fosse il cibo, avremmo un’associazione prevalentemente alimentare.

Quando invece l’animale continua a ricercare prossimità, contatto e posizione sul corpo umano, diventa plausibile che la persona abbia acquisito anche un valore sociale e di sicurezza.

Naturalmente, da un singolo video non possiamo diagnosticare lo stato emotivo delle Ara né dimostrare scientificamente l’esistenza di un “legame”.

Possiamo però descrivere i comportamenti osservabili e formulare un’interpretazione coerente con ciò che sappiamo sulla agency animale e sulle relazioni uomo-animale.

Ma, in sostanza, perché questo video ci è utile?

Secondo me questo breve contenuto ci regala una lezione straordinariamente importante per chi vive con un pappagallo.

Non dobbiamo insegnargli soltanto:

“Vieni sulla mia mano.”

Dovremmo insegnargli anche:

“Puoi decidere di non venire.”

Non dobbiamo insegnargli soltanto:

“Accetta il contatto.”

Dovremmo insegnargli:

“Puoi chiedere il contatto e puoi interromperlo.”

Non dobbiamo costruire una relazione nella quale l’umano decide continuamente cosa succede.

Dovremmo costruire una relazione nella quale entrambi gli individui hanno possibilità di scelta.

Questo è molto vicino ai principi utilizzati nei programmi moderni di cooperative care e di gestione basata sul rinforzo positivo: l’animale viene messo nelle condizioni di partecipare volontariamente e di mantenere un certo grado di controllo sull’interazione.

Quindi: dobbiamo smettere di accarezzare i pappagalli?

No.

Sarebbe una conclusione altrettanto sbagliata.

La domanda corretta non è:

“Posso toccare il mio pappagallo?”

La domanda corretta è:

“Il mio pappagallo può scegliere se vuole essere toccato?”

Questa piccola modifica nella domanda cambia completamente la prospettiva.

E forse il vero “segreto” della relazione che vediamo nel video è proprio questo:

non conquistare il pappagallo attraverso il contatto, ma diventare una persona dalla quale il pappagallo sceglie spontaneamente di cercare il contatto.

È una differenza enorme.

Perché nel primo caso l’umano prende.

Nel secondo caso il pappagallo offre.

E, etologicamente parlando, quell’offerta volontaria è una delle informazioni più preziose che possiamo ricevere da un animale.

In una frase:

La relazione corretta non è quella in cui il pappagallo permette all’uomo di fare ciò che vuole. È quella in cui il pappagallo sa di poter scegliere cosa fare con l’uomo.

Questa, a mio avviso, è la vera lezione che si può estrarre da questo video.