Che cos’è l’etogramma di un pappagallo?

Art. di Associazione Pappagalli in Volo
Immaginate di entrare in una grande foresta e di osservare un gruppo di pappagalli.
Li guardiamo per un po’ e ci accorgiamo che fanno tantissime cose: mangiano, volano, si puliscono le piume, giocano, si chiamano tra loro, litigano, corteggiano il compagno, esplorano l’ambiente e, qualche volta, semplicemente… stanno fermi a guardare.
Ma come possiamo studiare tutti questi comportamenti?
Qui entra in gioco una parola un po’ difficile: etogramma.
L’etogramma è come un “vocabolario” dei comportamenti
Un etologo, cioè una persona che studia il comportamento degli animali, può osservare un animale e costruire un elenco di tutti i comportamenti che compie.
Per esempio, osservando un pappagallo potremmo annotare:
- si gratta il capo;
- si pulisce le piume;
- apre le ali;
- vocalizza;
- cerca il cibo;
- manipola un oggetto con il becco;
- vola;
- si avvicina a un altro pappagallo;
- allontana un altro individuo;
- chiede di essere nutrito;
- gioca;
- riposa.
Questo elenco, organizzato e descritto con precisione, è il suo etogramma.
È un po’ come avere un dizionario: invece delle parole, contiene i comportamenti.
E che cosa significa “etogramma di specie”?
Qui diventa ancora più interessante.
Ogni specie ha una propria storia evolutiva e, quindi, possiede un repertorio comportamentale caratteristico.
Un etogramma di specie è la descrizione dei comportamenti che possiamo aspettarci, con determinate caratteristiche e frequenze, in quella specie.
Un Ara, per esempio, non si comporta esattamente come una calopsitta. Un cacatua non comunica esattamente come un amazzone.
Non significa che ogni individuo debba fare esattamente le stesse cose.
Significa che, studiando molti individui della stessa specie in condizioni naturali e appropriate, possiamo riconoscere un insieme di comportamenti tipici della specie.
Perché è così importante?
Perché conoscere l’etogramma ci aiuta a capire che cosa sta facendo realmente un animale, senza interpretarlo immediatamente con i nostri occhi umani.
Immaginiamo un pappagallo che distrugge un pezzo di legno.
Possiamo pensare:
“Sta facendo un disastro!”
Ma l’etologo potrebbe chiedersi:
“Che comportamento sto osservando?”
Potrebbe essere esplorazione, manipolazione, ricerca di alimento, attività di costruzione, gioco o un comportamento legato alla nidificazione.
La differenza è enorme.
Prima osserviamo. Poi descriviamo. Solo dopo proviamo a interpretare.
Una piccola regola da etologo
Se vediamo un pappagallo che apre il becco, non dobbiamo subito dire:
“È arrabbiato!”
Prima descriviamo ciò che vediamo:
“Ha aperto il becco, ha modificato la postura, ha orientato il corpo verso un altro individuo e ha prodotto una vocalizzazione.”
Questa è osservazione.
Successivamente possiamo chiederci quale significato abbia quel comportamento, considerando il contesto.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell’etologia:
imparare a guardare gli animali senza mettere subito nella loro testa ciò che pensiamo noi.
L’etogramma, quindi, è uno degli strumenti fondamentali per imparare a parlare la “lingua del comportamento” dei pappagalli.
E più conosciamo il loro linguaggio, più possiamo imparare a rispettarli.

