La comunicazione in volo tra due Ara ararauna.

Quando due pappagalli imparano a capirsi senza usare una sola parola
Esperienza personale del Dott. Fation Hoxha, Medico Veterinario.
Quando si parla di volo libero con i pappagalli, l’attenzione viene spesso concentrata sugli aspetti tecnici: il richiamo, la direzione, la quota, la distanza, il controllo del volo e la sicurezza.
Ma osservando attentamente due pappagalli che volano insieme, emerge una dimensione molto più complessa.
Non stanno semplicemente condividendo lo spazio.
Stanno continuamente osservandosi, modificando la propria posizione, adattando la velocità, reagendo ai movimenti dell’altro.
In altre parole, stanno comunicando.
È proprio questo che ho iniziato a osservare nel rapporto tra Ares e Kian, due Ara ararauna con storie molto diverse, ma che oggi condividono qualcosa di straordinario: il volo.
Due storie completamente diverse
Ares è cresciuta con i genitori fino a circa 55 giorni di vita.
Quando è arrivata da me aveva quindi già avuto la possibilità di vivere una fase importante dello sviluppo insieme alla propria specie, entrando in contatto con comportamenti, segnali e dinamiche sociali che appartengono naturalmente all’Ara ararauna.
Il suo percorso verso il volo libero è iniziato successivamente, con il lavoro seguito da Gianluca Ranzan, e il suo primo volo libero è avvenuto il 21 dicembre 2025.
E qui devo fare una parentesi.
Se non fosse stato per Gianluca, probabilmente io e Ares saremmo ancora comodamente seduti sul divano a farci i “grattini”.
Anzi, diciamola tutta: se non avesse pronunciato quella famosa frase — «Non riuscite perché è un pappagallo da divano» — probabilmente dal divano non ci saremmo mai alzati!
Una frase apparentemente semplice, ma che mi ha costretto a guardare Ares sotto un’altra prospettiva.
Forse quel pappagallo che vedevo principalmente come compagno di relazione e di coccole aveva capacità motorie, cognitive e comportamentali che non avevo ancora realmente esplorato.
Kian, invece, ha seguito un percorso completamente diverso.
Quando è arrivato da me aveva circa due anni. Per quanto ne so, era stato cresciuto in incubatrice e non aveva avuto lo stesso percorso iniziale di Ares.
Era un pappagallo adulto con diverse difficoltà comportamentali.
Non accettava facilmente il contatto.
Abbiamo dovuto costruire progressivamente una relazione basata sulla fiducia, lavorando sul gancio, sulla pettorina, sul trasportino, sui richiami e su tutto ciò che era necessario per permettergli di affrontare nuove esperienze senza viverle come imposizioni.
Insomma, un bel pasticcio!
Ma proprio queste difficoltà mi hanno portato a prendere una decisione che oggi considero fondamentale.
Utilizzare Ares come possibile riferimento sociale per Kian.
Quando un pappagallo può diventare un modello per un altro pappagallo
Ares non era stata “addestrata” per insegnare qualcosa a Kian.
E non possiamo sapere se avesse realmente l’intenzione di farlo.
Ma possedeva una caratteristica che nessun essere umano può sostituire:
era un’Ara ararauna.
Kian aveva sviluppato con lei un forte legame sociale e ho pensato che quella relazione potesse diventare una risorsa per il suo apprendimento.
In etologia sappiamo che l’apprendimento sociale può avere un ruolo importante negli animali sociali. Osservare un conspecifico può fornire informazioni che l’individuo può utilizzare per orientare il proprio comportamento.
Non significa necessariamente che l’animale “copi” consapevolmente l’altro.
Significa che il comportamento di un individuo può diventare una fonte di informazione per un altro.
Ed è esattamente ciò che ho iniziato a chiedermi osservando Ares e Kian.
Il primo volo di Kian
Il primo volo libero di Kian è arrivato il 20 maggio 2026.
Ma anche in questo caso il percorso non è stato semplice.
Kian presentava alcune difficoltà a livello delle ali e gli mancavano alcune penne sull’ala sinistra.
Il suo volo era caratterizzato da una quota piuttosto bassa e tendeva a effettuare le virate prevalentemente verso sinistra.
La mia preoccupazione era immediata:
“E se imparasse a girare soltanto da quella parte?”
Il coach, con la sua abituale tranquillità, mi rispondeva:
“E va beh… che problema c’è? Gireranno solo a sinistra.”
In quel momento avrei voluto mandarlo a quel paese!
Per me non era affatto un dettaglio.
Volevo che Kian sviluppasse la possibilità di utilizzare entrambe le direzioni e temevo che una limitazione iniziale potesse trasformarsi in un pattern motorio stabile.
A un certo punto avevo persino pensato di sottoporlo a una risonanza magnetica.
Poi Gianluca mi fece una domanda molto semplice:
“Ti fai la risonanza e, se esce che ha un problema, cosa risolvi?”
Effettivamente… niente!
Quindi abbiamo scelto di concentrarci su ciò che potevamo concretamente modificare attraverso il lavoro: richiami, esercizi, gestione della traiettoria e stimolazione progressiva del cambio di direzione.
Ed è proprio durante questa fase che è accaduto qualcosa che ha attirato la mia attenzione.
Ares aveva notato qualcosa prima di me?
Per un periodo piuttosto lungo, mentre volava insieme a Kian, anche Ares tendeva a effettuare le virate prevalentemente verso sinistra.
Poi, proprio nel periodo in cui Kian iniziava a utilizzare meglio l’ala sinistra, recuperando forza, coordinazione e capacità di modificare la traiettoria, Ares iniziò a effettuare con maggiore frequenza anche le virate verso destra.
La coincidenza mi ha fatto nascere una domanda:
E se Ares avesse percepito prima di me che qualcosa nel modo di volare di Kian stava cambiando?
Non posso affermarlo.
Non posso sapere cosa “pensasse” Ares.
E sarebbe scientificamente scorretto trasformare questa osservazione in una certezza.
Ma la coincidenza era sufficientemente interessante da meritare attenzione.
Io ero concentrato sul problema di Kian.
Ares, invece, sembrava semplicemente adattare il proprio comportamento a ciò che osservava.
Ed è qui che l’osservazione etologica diventa particolarmente interessante.
Ares non gli diceva come girare. Glielo mostrava.
Quando abbiamo iniziato a lavorare in maniera più sistematica sul cambio di direzione, ho notato che Ares tendeva a mantenersi molto vicina a Kian.
All’inizio Kian procedeva semplicemente in linea retta.
Successivamente ha iniziato a effettuare piccoli cambi di traiettoria e mezzi giri.
Ares rimaneva davanti a lui.
Non sembrava semplicemente continuare il proprio volo: manteneva una posizione che permetteva a Kian di seguirla.
Finché, progressivamente, Kian è riuscito a completare la virata.
Quello che io potevo chiedergli attraverso un richiamo, Ares poteva mostrarglielo direttamente in volo.
Ed è una differenza enorme.
Io posso dire:
“Gira.”
Ares può semplicemente girare.
E mentre lo fa, Kian può osservare contemporaneamente la direzione del corpo, l’inclinazione, il movimento delle ali, la traiettoria e la relazione spaziale con il compagno.
Non sappiamo quanto di tutto questo Kian elabori coscientemente.
Probabilmente non lo sapremo mai con precisione.
Ma sappiamo che i pappagalli sono animali altamente sociali e che il comportamento dei conspecifici rappresenta per loro una fonte estremamente importante di informazioni.
Il volo è anche comunicazione
Questa esperienza mi ha portato a riflettere su un aspetto spesso sottovalutato.
Quando due pappagalli volano insieme, noi possiamo vedere semplicemente due animali che si muovono nella stessa direzione.
Ma dal loro punto di vista potrebbe esserci una quantità enorme di informazioni in movimento:
• La distanza tra i due individui.
• La velocità.
• La posizione relativa.
• La traiettoria.
• La quota.
• L’orientamento del corpo.
• La frequenza e l’ampiezza dei battiti alari.
• I cambi di direzione.
• I movimenti della testa.
• Le accelerazioni e le decelerazioni.
Anche minime variazioni nella posizione di un individuo possono modificare il comportamento dell’altro.
Questo è particolarmente interessante negli animali che vivono in gruppi complessi, dove mantenere la coesione sociale durante gli spostamenti rappresenta una capacità fondamentale.
Pensiamo agli stormi.
Il volo di gruppo non è una semplice somma di individui che volano contemporaneamente.
È un sistema dinamico nel quale ogni soggetto deve continuamente adattarsi agli altri.
E in natura cosa succede con i giovani?
Questa osservazione mi ha portato inevitabilmente a pensare ai giovani pappagalli in natura.
Come fa un adulto a capire che un giovane sta rallentando?
Come percepisce che sta perdendo distanza dal gruppo?
Come può accorgersi che il giovane sta modificando la traiettoria o che il suo volo non è più fluido come quello degli altri?
Non possiamo chiedere a un pullo:
“Sei stanco?”
E certamente non risponderà:
“Sì papà, rallento un po’!”
Eppure, nei gruppi sociali, gli individui devono essere in grado di percepire e rispondere alle variazioni comportamentali degli altri.
Un giovane che perde quota, modifica il ritmo del battito alare, cambia velocità o aumenta la distanza dal gruppo sta fornendo informazioni attraverso il proprio comportamento.
Gli altri individui possono reagire a queste informazioni modificando a loro volta il comportamento.
Questo non significa che ogni variazione abbia necessariamente un significato preciso o che gli animali possiedano un vero e proprio “linguaggio del volo” paragonabile al nostro linguaggio verbale.
Significa qualcosa di più semplice e, allo stesso tempo, estremamente affascinante:
il comportamento di un individuo può diventare informazione per un altro individuo.
Ares sembra volare tenendo conto di Kian
Da quando ho iniziato a osservare questo fenomeno, ho prestato molta più attenzione alla dinamica tra i due.
Ares, quando si trova davanti, spesso si gira per controllare la posizione di Kian.
Quando lui rimane indietro, può modificare la propria velocità.
Quando la distanza aumenta, può cambiare posizione.
In alcune situazioni aumenta la quota e successivamente rallenta, permettendo a Kian di recuperare distanza.
Sono comportamenti che, osservati singolarmente, potrebbero essere interpretati in molti modi.
Ma quando si ripetono all’interno della relazione tra due individui che hanno sviluppato un forte legame sociale, diventano particolarmente interessanti.
Non possiamo dire che Ares stia “pensando”:
“Kian è rimasto indietro, quindi rallento per aspettarlo.”
Questa sarebbe un’interpretazione antropomorfica non dimostrabile.
Possiamo però descrivere ciò che osserviamo:
Ares modifica il proprio comportamento in relazione alla posizione e al comportamento di Kian.
Ed è proprio questa la parte scientificamente interessante.
Quanto riusciamo realmente a leggere il comportamento dei nostri pappagalli?
Questa esperienza mi ha fatto nascere una domanda ancora più importante.
Quante volte definiamo un comportamento del pappagallo come “problema” semplicemente perché non ne comprendiamo la funzione?
• Un movimento della testa.
• Un battito d’ala.
• Una variazione nella postura.
• Un cambio improvviso di direzione.
• Una vocalizzazione.
• Un allontanamento.
• Un avvicinamento.
• Un comportamento ripetitivo.
Per noi può essere semplicemente qualcosa che “fa”.
Per un altro pappagallo potrebbe invece essere un’informazione.
Questo non significa che ogni gesto abbia necessariamente un significato nascosto.
L’etologia ci insegna proprio il contrario: per interpretare correttamente un comportamento dobbiamo considerare il contesto, la frequenza, le conseguenze, la storia individuale e la situazione motivazionale dell’animale.
Ma significa anche che dovremmo essere molto prudenti prima di etichettare un comportamento come inutile, anomalo o problematico.
A volte il nostro limite non è la capacità comunicativa del pappagallo.
È la nostra capacità di leggerla.
Un possibile esempio di apprendimento sociale
Nel rapporto tra Ares e Kian, quindi, preferisco parlare di possibile apprendimento sociale e facilitazione attraverso un conspecifico, piuttosto che attribuire ad Ares un ruolo di “insegnante” nel senso umano del termine.
Non sappiamo se Ares stia intenzionalmente insegnando a Kian a volare.
Non possiamo dimostrare che abbia riconosciuto la sua difficoltà e deciso di aiutarlo.
Possiamo però osservare una sequenza di interazioni nella quale:
• Kian modifica progressivamente il proprio comportamento di volo;
• Ares mantiene una stretta prossimità durante alcune fasi;
• Ares modifica la propria traiettoria e velocità;
• Kian osserva e segue il comportamento di Ares;
• entrambi sembrano adattare continuamente la propria posizione reciproca.
È questa combinazione di elementi che rende l’esperienza interessante.
Non perché dimostri una teoria.
Ma perché pone una domanda.
E nell’osservazione scientifica, spesso, una buona domanda vale più di una risposta affrettata.
Due pappagalli, due percorsi, una relazione
Ares e Kian hanno avuto storie completamente diverse.
Ares è cresciuta inizialmente con i propri genitori e ha costruito successivamente il proprio percorso insieme a me.
Kian è arrivato adulto, con una storia differente e con difficoltà comportamentali e motorie che hanno richiesto un percorso graduale di costruzione della fiducia e delle competenze.
A un certo punto, però, i loro percorsi si sono incontrati.
Ares è diventata il compagno di volo di Kian.
Forse anche un riferimento sociale.
Forse un modello comportamentale.
Forse semplicemente un compagno con il quale condividere uno spazio e un’attività.
Non ho bisogno di dare necessariamente un nome definitivo a ciò che vedo.
Preferisco continuare a osservarlo.
Perché proprio questa è una delle lezioni più importanti che gli animali sociali possono insegnarci:
prima di interpretare, bisogna imparare a osservare.
La vera lezione non è il volo
Quello che vediamo quando Ares e Kian volano insieme potrebbe sembrare semplicemente un esercizio di volo libero.
Ma, osservandoli con maggiore attenzione, possiamo vedere qualcosa di molto più complesso.
Vediamo due individui che devono continuamente percepire la posizione dell’altro.
Devono adattare velocità e traiettoria.
Devono reagire ai cambiamenti.
Devono mantenere una relazione spaziale.
E soprattutto devono interpretare continuamente il comportamento reciproco.
Forse non sappiamo esattamente cosa si stiano “dicendo”.
Ma possiamo osservare che si stanno influenzando.
E questo è già comunicazione.
Forse Ares non sta insegnando a Kian nel modo in cui un essere umano insegna qualcosa.
Forse sta semplicemente facendo ciò che fanno i conspecifici da milioni di anni: comportarsi, osservare e adattarsi reciprocamente.
Ed è proprio questo che rende il volo di due pappagalli così affascinante.
Non è soltanto movimento.
È relazione.
È coordinazione.
È apprendimento.
È comunicazione.
E forse, soprattutto, è un linguaggio che noi esseri umani possiamo soltanto iniziare a imparare.
Perché la comunicazione dei pappagalli non sempre si sente.
A volte bisogna semplicemente guardarla volare.
Un ringraziamento speciale
Un ringraziamento particolare va a Gianluca Ranzan, che ha seguito il percorso di Ares e che mi ha aiutato a guardare il comportamento dei miei pappagalli da una prospettiva diversa.
A volte serve qualcuno che ti faccia fermare quando stai pensando troppo e ti dica semplicemente:
“Aspetta. Ragioniamo prima di fare.”
E forse, se oggi Ares e Kian volano insieme in questo modo, una parte del merito è anche suo.
Io magari continuo a voler fare di testa mia…
Ma oggi ho imparato qualcosa di importante:
prima di cercare di insegnare qualcosa ai miei pappagalli, devo imparare a osservare ciò che loro stanno già insegnando a me.
Perché conoscere un pappagallo non significa soltanto sapere cosa mangia, come vola o come addestrarlo.
Significa imparare a guardarlo.
E qualche volta, osservandolo abbastanza a lungo, possiamo scoprire che ci sta già parlando.
Dott. Fation Hoxha
Medico Veterinario


