Cardo mariano: come offrirlo ai nostri pennuti

Il cardo mariano (Silybum marianum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Asteraceae, conosciuta da secoli per il suo utilizzo tradizionale come pianta di supporto per il fegato.
La parte maggiormente utilizzata sono i semi, che contengono principalmente silimarina, un insieme di sostanze naturali tra cui silibina, silicristina e silidianina. La silimarina è conosciuta soprattutto per la sua attività antiossidante e per il suo ruolo di supporto alla protezione delle cellule epatiche.
Il fegato svolge un ruolo fondamentale negli uccelli: partecipa al metabolismo dei grassi, delle proteine e degli zuccheri, alla trasformazione e all’eliminazione di diverse sostanze e alla gestione delle riserve energetiche. Per questo motivo una corretta alimentazione e una buona funzionalità epatica sono importanti per il benessere generale dei nostri pennuti.
Il cardo mariano viene quindi utilizzato soprattutto come supporto naturale alla funzionalità epatica, in particolare nei periodi in cui l’alimentazione o le condizioni dell’animale possono richiedere maggiore attenzione.
Questa esperienza è stata portata avanti anche nell’allevamento di circa 200 cardellini mayor, utilizzando il cardo mariano come supporto all’alimentazione e alla funzionalità epatica.
Come prepararlo
Nell’esperienza descritta venivano utilizzati circa 10 grammi di semi di cardo mariano per 1 litro d’acqua.
È importante precisare che 10 grammi non rappresentano una quantità fissa e universale. La quantità di sostanze che possono essere rilasciate nell’acqua può variare in base alla qualità, alla conservazione, alla freschezza e alle caratteristiche dei semi. Un seme fresco, infatti, può avere caratteristiche diverse rispetto a uno conservato più a lungo.
I semi venivano messi nell’acqua e portati a ebollizione, circa 100 °C, mantenendo poi un bollore dolce per circa 10 minuti.
Terminata la bollitura, si lasciava raffreddare completamente l’acqua. Una volta fredda, veniva filtrata e conservata in frigorifero.
Cambio quotidiano dell’acqua e controllo dell’assunzione
L’acqua preparata deve essere cambiata ogni giorno e non deve essere conservata per più giorni.
Il contenitore deve essere mantenuto in frigorifero e l’acqua della giornata va sostituita con una nuova preparazione il giorno successivo.
Nell’esperienza descritta, l’infuso veniva utilizzato per 5–7 giorni consecutivi e successivamente, come mantenimento, una volta alla settimana.
Durante questo periodo è importante monitorare che i pennuti bevano regolarmente. Un metodo semplice può essere quello di fare un piccolo segno sul beverino o sulla ciotola, così da poter controllare visivamente se il livello dell’acqua diminuisce.
Se il pennuto non sembra bere l’acqua con l’infuso, oppure non la gradisce, non bisogna forzarlo a berla. Si può provare a prepararla più diluita, riducendo la concentrazione, e osservare se viene accettata più facilmente.
L’obiettivo deve sempre essere quello di garantire che il pennuto continui ad assumere una quantità adeguata di acqua.
E i semi dopo la bollitura?
I semi utilizzati per preparare l’infuso non venivano necessariamente buttati.
Dopo essere stati bolliti per circa 10 minuti e lasciati raffreddare completamente, venivano offerti ai cardellini mayor in piccole quantità.
In questo modo il seme poteva essere utilizzato anche come alimento complementare, sempre senza esagerare con le quantità.
L’esperienza osservata sui cardellini mayor
Durante l’esperienza condotta su circa 200 cardellini mayor, alcuni soggetti presentavano una caratteristica particolare: il becco e le unghie crescevano molto velocemente, al punto da richiedere una maggiore attenzione e una gestione più frequente.
Una crescita eccessiva del becco e delle unghie può essere collegata a diverse condizioni, e nell’esperienza osservata era stata associata anche a problematiche legate alla funzionalità del fegato.
Dopo l’inserimento del cardo mariano nel programma di supporto, il cambiamento non è stato immediato, ma graduale. Nel corso del tempo, nei soggetti che presentavano questa caratteristica, la crescita del becco e delle unghie è diventata progressivamente più regolare.
Questo è stato uno degli aspetti più interessanti osservati durante l’esperienza: non si trattava semplicemente di vedere il becco o le unghie crescere meno, ma di osservare nel tempo una normalizzazione progressiva della loro crescita.
Per questo motivo il cardo mariano è stato utilizzato come supporto soprattutto nei periodi in cui si riteneva utile dare maggiore attenzione alla funzionalità epatica.
Il cardo mariano rimane comunque un supporto alimentare/fitoterapico e non sostituisce una diagnosi veterinaria o una terapia quando esiste una patologia.
Dott. Fation Hoxha
Medico Veterinario

