Micotossine negli alimenti per pappagalli: un rischio invisibile che può arrivare anche negli estrusi

Art. Dott. Fation Hoxha – Medico Veterinario
Quando parliamo di alimentazione del pappagallo, siamo abituati a considerare proteine, grassi, vitamine, minerali, qualità dei semi o composizione degli estrusi.
Esiste però un altro aspetto della sicurezza alimentare che merita maggiore attenzione: la possibile presenza di micotossine.
Le micotossine sono sostanze tossiche prodotte da alcune specie di funghi microscopici. Possono contaminare diverse materie prime utilizzate nell’alimentazione animale, soprattutto cereali, mais, frumento, orzo, frutta secca, semi e altri prodotti vegetali.
Il problema è particolarmente interessante quando si parla di pappagalli perché queste sostanze possono essere presenti sia nelle miscele di semi sia negli alimenti industriali, compresi gli alimenti estrusi.
Ma come arrivano negli estrusi?
E soprattutto: l’estrusione elimina realmente le micotossine?
Che cosa sono le micotossine?
Le micotossine sono metaboliti secondari prodotti da diversi generi di funghi, tra cui Aspergillus, Fusarium e Penicillium.
Tra quelle maggiormente studiate troviamo:
- aflatossine, in particolare aflatossina B1;
- ocratossina A;
- deossinivalenolo (DON);
- zearalenone (ZEN);
- fumonisine;
- tossine T-2 e HT-2;
- diverse tossine prodotte da Alternaria;
- altre micotossine meno conosciute ma comunque oggetto di monitoraggio.
L’EFSA sottolinea che le micotossine possono essere presenti in cereali, frutta secca, noci e altre materie prime e che la loro presenza negli alimenti e nei mangimi può avere conseguenze sulla salute animale, comprendendo effetti gastrointestinali, renali, immunitari e, per alcune sostanze, cancerogeni.
Il punto fondamentale è questo:
la presenza del fungo e la presenza della micotossina non sono necessariamente la stessa cosa.
Un alimento può non presentare una muffa evidente e tuttavia contenere una micotossina prodotta precedentemente dal fungo.
Per questo motivo, guardare semplicemente un alimento e stabilire che “non ci sono muffe” non è sufficiente per escludere una contaminazione.
Da dove arrivano le micotossine?
La contaminazione può avvenire in diversi momenti.
Può iniziare prima del raccolto, durante la coltivazione della pianta, oppure dopo il raccolto, durante essiccazione, trasporto e conservazione.
Temperatura e umidità hanno un ruolo importante nello sviluppo fungino.
Un cereale conservato in condizioni non corrette può quindi diventare un substrato favorevole allo sviluppo di muffe e alla produzione di micotossine.
Questo spiega perché la sicurezza di un alimento non dipende solamente dalla materia prima, ma anche dalla sua filiera produttiva e dalle modalità di conservazione.
E i mangimi per pappagalli?
La questione non è solamente teorica.
Uno studio pubblicato nel World Mycotoxin Journal ha analizzato dieci alimenti commerciali destinati ai pappagalli, cinque miscele di semi e cinque alimenti pellettati.
Attraverso analisi mediante cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa sono state rilevate diverse micotossine, tra cui:
- zearalenone;
- deossinivalenolo;
- aflatossina B1;
- fumonisine;
- ocratossina A;
- sterigmatocistina;
- diverse tossine correlate al DON e altre micotossine.
Lo studio ha inoltre valutato sperimentalmente gli effetti dell’alimentazione contaminata in calopsitte.
Questo dato è particolarmente importante perché dimostra che il problema non riguarda esclusivamente il classico sacchetto di semi.
Anche gli alimenti trasformati possono contenere micotossine.
Un dato più recente: le muffe nei mangimi per pappagalli
Una ricerca pubblicata nel 2025 ha analizzato 22 alimenti secchi per pappagalli commercializzati in Polonia.
In 16 campioni su 22, pari al 72,7%, sono state isolate specie appartenenti al genere Aspergillus. Gli autori sottolineano però che si tratta di uno studio pilota e che la presenza di Aspergillus non equivale automaticamente alla presenza di una determinata micotossina.
È una distinzione fondamentale.
Il fungo può essere presente senza necessariamente aver prodotto una quantità significativa di tossina, mentre una micotossina può rimanere nell’alimento anche quando il fungo non è più vitale.
Ma cosa succede quando il cereale contaminato diventa un estruso?
Qui arriviamo al punto centrale.
Un estruso viene prodotto attraverso un processo tecnologico che utilizza generalmente:
- temperatura;
- pressione;
- umidità;
- forze meccaniche.
Questo trattamento può modificare significativamente le caratteristiche delle materie prime.
L’estrusione può infatti ridurre la carica microbica e, in determinate condizioni, può diminuire la concentrazione di alcune micotossine.
Ma attenzione:
estrusione non significa eliminazione delle micotossine.
Le micotossine hanno caratteristiche chimiche differenti e non reagiscono tutte nello stesso modo al calore.
La loro stabilità dipende dalla:
- temperatura;
- durata del trattamento;
- umidità;
- pressione;
- formulazione;
- composizione della matrice alimentare;
- concentrazione iniziale della tossina;
- tecnologia utilizzata per l’estrusione.
Una revisione scientifica sull’argomento evidenzia proprio questa variabilità: l’estrusione può ridurre alcune micotossine, ma generalmente non garantisce la completa eliminazione della contaminazione.
Perché il calore non risolve tutto?
Potremmo pensare:
“Se l’estruso viene cotto ad alta temperatura, la micotossina dovrebbe essere distrutta.”
Purtroppo non è così semplice.
Molte micotossine presentano una notevole stabilità termica.
La letteratura scientifica mostra che l’efficacia dell’estrusione varia enormemente in funzione della tossina.
In alcune condizioni sperimentali sono state osservate riduzioni molto importanti delle fumonisine, mentre per altre micotossine la riduzione è risultata molto più contenuta.
Una revisione sui processi di estrusione riporta, ad esempio, riduzioni sperimentali che possono essere molto elevate per alcune fumonisine e aflatossine, ma significativamente inferiori per DON e ocratossina A.
Questo significa che non possiamo parlare genericamente di “distruzione delle micotossine”.
Dobbiamo parlare di riduzione, e sempre riferita alla specifica micotossina e allo specifico processo produttivo.
Il problema della “traslazione” negli estrusi
Immaginiamo una situazione molto semplice.
Un’azienda utilizza:
- mais;
- frumento;
- riso;
- legumi;
- altri cereali o ingredienti vegetali.
Una o più materie prime presentano una contaminazione da micotossine.
Queste materie prime vengono macinate e inserite nella formulazione.
Durante l’estrusione una parte della contaminazione può essere ridotta.
Ma se la degradazione non è completa, una parte della micotossina può rimanere nel prodotto finito.
Questa è la ragione per cui è più corretto parlare di trasferimento della contaminazione dalla materia prima al prodotto trasformato, piuttosto che pensare all’estrusione come a una barriera assoluta.
La letteratura scientifica sottolinea infatti che, quando le materie prime sono contaminate, esiste la possibilità che le micotossine siano ancora presenti nel prodotto finale perché i normali processi termici non le eliminano completamente.
Esiste anche un problema più complesso: le micotossine “modificate”
La ricerca moderna ha evidenziato un’altra difficoltà.
Alcune micotossine possono essere presenti in forme chiamate micotossine modificate o, in passato, “masked mycotoxins”.
Si tratta di forme che possono essere legate o trasformate dalla pianta e che possono risultare meno facilmente identificabili con alcuni metodi analitici tradizionali.
Durante la digestione possono però essere nuovamente liberate o trasformate.
È quindi possibile che una semplice analisi limitata alle forme principali di una micotossina non descriva completamente l’esposizione dell’animale.
Anche le lavorazioni industriali, compresa l’estrusione, non garantiscono necessariamente la completa eliminazione di queste forme.
Estruso contaminato: significa che è pericoloso?
Non necessariamente.
Questa è una precisazione importante.
La presenza analitica di una micotossina non significa automaticamente che l’alimento provocherà una malattia.
Il rischio dipende dalla quantità presente e soprattutto dall’esposizione complessiva.
Devono essere considerati:
- concentrazione della micotossina;
- quantità di alimento consumata;
- durata dell’esposizione;
- specie animale;
- età;
- stato fisiologico;
- condizioni di salute;
- eventuale presenza contemporanea di altre micotossine.
Le micotossine possono inoltre avere effetti combinati.
Per questo motivo la valutazione del rischio non può essere fatta semplicemente osservando l’etichetta nutrizionale.
E per il pappagallo?
Qui dobbiamo essere particolarmente prudenti.
Non possiamo semplicemente trasferire ai pappagalli i valori di sicurezza stabiliti per altre specie animali.
Le diverse specie possono avere sensibilità differenti.
Inoltre, per molti pappagalli le informazioni tossicologiche disponibili sono decisamente più limitate rispetto a quelle disponibili per pollame, suini o altre specie di interesse zootecnico.
È interessante ricordare che la normativa europea stabilisce livelli e valori di riferimento per determinate micotossine nei mangimi, ma non esiste necessariamente un valore specifico studiato per ogni specie di pappagallo. L’UE ha inoltre aggiornato nel 2026 le raccomandazioni per il monitoraggio di diverse micotossine nei mangimi.
Pertanto un valore considerato accettabile per una categoria di animali non dovrebbe essere interpretato automaticamente come una soglia specifica di sicurezza per un Ara, un’Amazzone, un Cenerino o un Cacatua.
Semi o estrusi: dove troviamo più micotossine?
La risposta scientificamente corretta è:
non possiamo stabilire che una delle due categorie sia automaticamente più sicura dell’altra.
Una miscela di semi può essere contaminata se le materie prime sono contaminate o conservate male.
Un estruso può contenere micotossine se vengono utilizzate materie prime contaminate e il processo non le elimina completamente.
La differenza è che nell’estruso abbiamo un processo industriale che può ridurre una parte della contaminazione e che, soprattutto, consente al produttore di controllare e standardizzare maggiormente la materia prima e il processo.
Ma la sicurezza dipende dalla qualità della filiera.
Non dalla semplice parola “estruso”.
La vera domanda da fare al produttore
Quando acquistiamo un alimento industriale per il nostro pappagallo, sarebbe interessante andare oltre la semplice analisi garantita riportata sull’etichetta.
Una domanda importante dovrebbe essere:
“Come viene controllata la presenza di micotossine nelle materie prime e nel prodotto finito?”
Un produttore che effettua un serio programma di controllo dovrebbe poter gestire:
- selezione dei fornitori;
- controllo delle materie prime;
- condizioni di stoccaggio;
- analisi dei lotti a rischio;
- controllo del processo produttivo;
- verifica del prodotto finito;
- gestione dei lotti non conformi.
Il controllo delle micotossine è infatti un problema di filiera, non semplicemente di ricetta.
Un aspetto importante per chi utilizza semi
La conservazione domestica è altrettanto importante.
Anche un alimento inizialmente sicuro può deteriorarsi se viene conservato in condizioni favorevoli alla crescita fungina.
Per questo è importante:
- acquistare quantità compatibili con il consumo reale;
- evitare ambienti caldi e umidi;
- richiudere correttamente la confezione;
- non utilizzare alimenti con odore anomalo;
- eliminare prodotti che presentano evidente alterazione o muffa;
- lavare e asciugare correttamente i contenitori prima di riutilizzarli.
E soprattutto ricordare che l’assenza di muffa visibile non dimostra l’assenza di micotossine.
La conclusione: l’estrusione è una protezione, ma non una garanzia assoluta
L’estrusione rappresenta una tecnologia importante nell’industria alimentare.
Può migliorare la sicurezza microbiologica dell’alimento e può ridurre alcune micotossine.
Ma non dobbiamo trasformare questo concetto in un falso sillogismo:
“è estruso → è stato trattato ad alta temperatura → quindi non contiene micotossine.”
La realtà scientifica è molto più complessa.
Le micotossine hanno diversa stabilità termica; il risultato dell’estrusione dipende dai parametri del processo e dalla matrice alimentare; alcune tossine possono essere solamente parzialmente ridotte e alcune forme modificate possono sfuggire ai normali controlli.
Per questo motivo, quando parliamo di alimentazione del pappagallo, la qualità dovrebbe essere valutata considerando materie prime, filiera, controlli analitici, processo produttivo, conservazione e composizione nutrizionale.
L’obiettivo non deve essere trovare l’alimento “perfetto”.
L’obiettivo è ridurre il più possibile i rischi attraverso una gestione consapevole dell’alimentazione.
In sintesi
- Le micotossine possono contaminare cereali, semi e altre materie prime utilizzate nell’alimentazione dei pappagalli.
- La contaminazione può quindi entrare nella produzione degli alimenti estrusi attraverso le materie prime.
- L’estrusione può ridurre alcune micotossine, ma non le elimina necessariamente.
- La riduzione dipende dalla specifica micotossina e dai parametri del processo.
- Un alimento estruso non può quindi essere considerato automaticamente privo di micotossine.
- La prevenzione più efficace parte dal controllo delle materie prime e continua lungo tutta la filiera produttiva.
Ed è proprio per questo che parlare di alimentazione dei nostri pappagalli significa parlare non soltanto di “cosa c’è dentro il sacchetto”, ma anche di come quell’alimento è stato prodotto, controllato e conservato.
Fonti scientifiche e istituzionali
EFSA, Mycotoxins — informazioni sulla presenza, gli effetti e la valutazione del rischio delle micotossine negli alimenti e nei mangimi.
Li S. et al., Occurrence and pathology of mycotoxins in commercial parrot feeds, World Mycotoxin Journal, 2013; 6(4):449–453. DOI: 10.3920/WMJ2013.1570.
Maj A.K. et al., Occurrence of Aspergillus spp. in Parrot Feeds on the Polish Market: The Potential Health Threat of Aspergillosis and Mycotoxicosis for Exotic Pet Birds: A Pilot Study, Veterinary Sciences, 2025.
Bullerman L.B., Bianchini A., Decontamination of mycotoxins in food and feed, review of thermal and other processing methods.
Fate of mycotoxins in cereals during extrusion cooking: a review, review scientifico sui cambiamenti delle micotossine durante l’estrusione.
Commissione Europea, normativa e raccomandazioni relative alla presenza di micotossine nei mangimi.
Nota editoriale
Ho volutamente evitato di sostenere che gli estrusi siano “più contaminati” o “meno contaminati” dei semi. La letteratura disponibile non consente una conclusione così generale. Il punto scientificamente più solido è che la contaminazione delle materie prime può essere trasferita al prodotto estruso e che l’estrusione può ridurla in misura variabile, ma non costituisce una garanzia di eliminazione.
Inoltre, lo studio specifico sui pappagalli del 2013 è particolarmente utile perché ha analizzato direttamente sia miscele di semi sia alimenti pellettati.


