La vertigine di fidarsi

Ho sempre desiderato un pappagallo.
Mi ero imposta però di prenderlo quando avessi avuto un’età stabile per dedicarmici (qualunque cosa volesse dire o qualunque illusione fosse nella mia testa “stabile”).
Arrivata over 50, mi sono detta: è tempo.
Ho cercato un allevatore che mi ispirasse fiducia,
ho atteso la schiusa,
ho atteso che l’allevatore le facesse fare il periodo di “asilo” con altri pappagalli,
e poi ho fatto un lungo viaggio per raggiungere l’allevamento e finalmente – viverla – a casa.
Avevo letto tutto quello che si poteva leggere, guardato video,
ma quando è arrivata, la sua prima lezione è stata:
non hai capito una emerita cippa.
Seconda lezione: affidati a chi sa.
Terza lezione: sii paziente.
Quarta lezione: sii rispettosa.
Tutte le altre lezioni me le ha fatte Gian Luca e io non mi stancherò mai di dire che è per me un coach, ma anche un mental coach.
Perché io per Imma stravedo,
e qualsiasi passione semplice a volte fa perdere di vista buon senso e misura.
Ma con il coach li ritrovo in fretta.
Per me lei è amica e maestra:
mi diverte,
mi stimola,
mi incuriosisce,
mi irrita,
a volte pure mi fa vergognare di me (ne sono gelosa).
La cosa che Imma ha fatto più fatica a insegnarmi (ma ci è riuscita) è l’accettazione.
Imparare ad accettare i suoi confini
(imparare a gestire anche i miei),
i suoi tempi,
le sue paure,
i suoi no.
Accettare di non essere il suo umano preferito;
se c’è mia figlia non torna da me neanche se la chiamo con una noce grande come un’anguria.
Accettare pure che non deve volermi bene
(ancora una volta, qualunque cosa ciò voglia dire nella mia testa),
ma che sia meraviglioso che si fidi di me:
…mi fido di te,
mi fido di te,
cosa sei disposto a perdere?
La vertigine non è paura di cadere
ma voglia di volare

DSlight
