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La longhina è davvero “un reato”? Una lettura critica

La longhina è davvero “un reato”? Una lettura critica

L’articolo di parrotsmania.eu si presenta con un titolo estremamente forte: “La longhina non è sicurezza. È un reato.”

Link https://www.parrotsmania.eu/blog/la-longhina-non-sicurezza-un-reatoanatomia-etologia-e-diritto-penale-contro-la-pratica-di-legare-la-zampa-dei-pappagalli-nelladdestramento-al-cosiddetto-volo-libero

Quando però si sceglie di affrontare contemporaneamente anatomia, etologia, addestramento professionale e diritto penale, il rischio è sempre lo stesso: trasformare una posizione ideologica in una verità assoluta. Ed è proprio qui che emergono, a mio avviso, le principali criticità.

1. Affermazioni assolute senza dimostrazione tecnica

Dire che una pratica sia sempre un reato richiede qualcosa di molto semplice: una norma precisa che vieti quella specifica condotta. Nel diritto penale italiano non esiste una norma che affermi che l’utilizzo di una longhina da addestramento applicata a un pappagallo costituisca automaticamente reato.

L’eventuale rilevanza penale dipende sempre da elementi concreti:

  • le modalità di utilizzo;
  • l’eventuale lesione;
  • la sofferenza accertata;
  • le condizioni incompatibili con la natura dell’animale;
  • un nesso causale dimostrabile.

Confondere una possibile ipotesi di maltrattamento con una presunzione automatica di reato è giuridicamente molto discutibile: un animale effettivamente maltrattato e un pappagallo sottoposto a una sessione di training controllato sono due situazioni completamente diverse sotto il profilo giuridico ed etologico. Un’analogia non è una prova.

2. Fonti: molte opinioni, poca letteratura specifica sullo strumento

Una seconda criticità riguarda l’affidabilità delle fonti. L’articolo utilizza:

  • interpretazioni giuridiche;
  • fotografie prese dai social;
  • considerazioni etologiche;
  • riferimenti generici al benessere animale.

Manca però ciò che dovrebbe essere centrale:

  • studi veterinari specifici sulla longhina applicata al tarso;
  • studi biomeccanici comparativi;
  • pubblicazioni peer-reviewed che dimostrino un danno sistematico derivante dall’utilizzo corretto dello strumento.

3. Zoo e privati: un paragone fragile

Uno degli aspetti più deboli dell’articolo è il continuo richiamo alle esperienze svolte in strutture zoologiche. Il confronto è metodologicamente fragile.

Uno zoo può disporre di aviari enormi, tunnel di volo e strutture permanenti. Un privato difficilmente dispone di spazi comparabili.

Ancora più importante: quando vediamo un pappagallo volare in uno zoo non sappiamo quale percorso addestrativo abbia seguito. Non sappiamo se siano stati utilizzati sistemi di contenimento iniziali, quali protocolli di richiamo siano stati impiegati, né quali strumenti siano stati usati nelle prime fasi. Vediamo il risultato finale, non il percorso.

Usare gli zoo come argomento d’autorità senza conoscere i protocolli applicati equivale a guardare un pilota atterrare un aereo e sostenere di sapere come è stato addestrato.

4. Longhina da addestramento e guinzaglio da passeggio non sono la stessa cosa

Qui si commette uno degli errori più frequenti nel dibattito social: mescolare strumenti con funzioni completamente diverse.

Longhina da addestramento — nasce per il training progressivo, la gestione delle distanze, l’apprendimento del recall, il lavoro controllato.

Guinzaglio da passeggio — nasce invece per gli spostamenti, la gestione ambientale, la permanenza vicino al proprietario.

Sono due strumenti differenti. Confonderli significa dimostrare una scarsa conoscenza pratica dell’argomento.

5. Il problema delle pettorine

L’articolo sembra sottintendere che la pettorina sia sempre la soluzione eticamente superiore. La questione è però più complessa. Molti soggetti:

  • tollerano male la pettorina;
  • la percepiscono come fortemente invasiva;
  • manifestano stress;
  • tentano di rimuoverla compulsivamente.

In alcuni casi arrivano persino a danneggiare il piumaggio, spezzare penne o sviluppare comportamenti ossessivi. Per questo alcuni professionisti valutano strumenti alternativi in base al singolo individuo. L’etologia seria studia il soggetto, non la propaganda dello strumento unico valido per tutti.

6. Critiche tante, soluzioni poche

Una domanda sorge spontanea. Se la longhina è sbagliata, se il guinzaglio è sbagliato, se il free flight è sbagliato, se il training professionale è sbagliato: qual è la soluzione concreta?

Nell’articolo si trovano molte accuse, molte condanne morali, molte ipotesi, ma poche procedure operative realmente spiegate. È un problema che si incontra spesso sui social: si producono lunghissimi articoli contro chi lavora sul campo, ma raramente si mostrano protocolli completi, casi studio, percentuali di successo, gestione degli errori o alternative praticabili. Criticare è semplice; costruire competenze è molto più difficile.

7. Le fotografie prese dai social

Merita una nota l’utilizzo di fotografie provenienti da profili privati. Nessuno sostiene che sia necessariamente illegittimo, ma fa sorridere che un articolo che si propone come manifesto etico del rispetto e della correttezza professionale non trovi il tempo di scrivere: “Buongiorno, possiamo utilizzare una vostra immagine?”

Quando si costruisce una narrazione accusatoria utilizzando immagini di professionisti o appassionati riconoscibili, chiedere autorizzazione non è soltanto educazione: è anche buon senso.

Conclusione

Il punto non è difendere qualsiasi utilizzo della longhina. Uno strumento può essere utilizzato bene o male, come un trasportino, una pettorina o una voliera. La vera domanda dovrebbe essere: esistono evidenze scientifiche che dimostrino che l’utilizzo corretto della longhina da addestramento costituisca automaticamente maltrattamento o reato? Ad oggi la risposta non appare dimostrata.

L’articolo di ParrotsMania pone interrogativi interessanti, ma tende frequentemente a sostituire il confronto tecnico con affermazioni assolute, analogie giuridiche discutibili e conclusioni che vanno oltre quanto realmente supportato dalle fonti citate. E quando si parla di etologia, addestramento e diritto penale, la differenza tra una tesi e una prova dovrebbe rimanere molto chiara.