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2026: Un anno “fortunato in amore” per i kakapò, i pappagalli più rari del mondo

2026: Un anno “fortunato in amore” per i kakapò, i pappagalli più rari del mondo

Nel 2026 si prevede una stagione particolarmente favorevole per la riproduzione dei kakapò, i grandi pappagalli notturni della Nuova Zelanda, tra le specie di uccelli più rare al mondo.

Il motivo è legato alla fruttificazione eccezionale del rimu, una conifera sempreverde autoctona. Quest’anno la produzione di bacche è stata particolarmente abbondante, un evento che rappresenta un segnale decisivo per l’avvio della stagione riproduttiva dei kakapò.

Attualmente la popolazione complessiva conta circa 230 individui. Si tratta di una specie che si riproduce molto raramente: in genere una volta ogni due, tre o persino quattro anni. L’ultima stagione riproduttiva risale al 2022, quando nacquero 57 pulcini.

Gli studiosi hanno osservato che i kakapò sembrano essere in grado di percepire in anticipo quando gli alberi di rimu stanno per produrre grandi quantità di frutti. Questo fenomeno, di cui non sono ancora chiari i meccanismi, coincide quasi sempre con stagioni riproduttive particolarmente favorevoli.
Secondo Jacqueline Beggs, docente dell’Università di Auckland e responsabile del programma di tutela della specie, quella iniziata nel dicembre scorso potrebbe essere «la migliore stagione riproduttiva da quando esistono registrazioni, nel 1977».

Un pappagallo fuori dal comune

Il kakapò si distingue nettamente dagli altri pappagalli per il suo aspetto e le sue caratteristiche. È molto più grande e robusto: può superare i 3,5 chilogrammi di peso e raggiungere una lunghezza superiore ai 50 centimetri. È inoltre uno degli uccelli più longevi al mondo: l’età media si aggira intorno ai 60 anni, ma alcuni esemplari possono arrivare anche a 90 anni.

Il piumaggio è di colore giallo-verde, mimetico, e il becco appare corto e schiacciato.
Secondo Andrew Digby, biologo del Dipartimento per la Conservazione della Nuova Zelanda che studia i kakapò da oltre dieci anni, uno dei paragoni più efficaci per descriverli è quello di «un ammasso di muschio con il volto di un vecchio rugoso, che si muove lentamente».

Queste caratteristiche sono il risultato della loro evoluzione in un ambiente, quello neozelandese, storicamente povero di predatori terrestri. In assenza di particolari minacce, il kakapò ha progressivamente aumentato il proprio peso e perso la capacità di volare, diventando un pappagallo completamente terrestre.

L’arrivo dell’uomo e il rischio di estinzione

La situazione cambiò drasticamente circa 700 anni fa, con l’arrivo dei primi insediamenti umani e di animali non autoctoni come cani, gatti, ratti ed ermellini. L’incapacità di volare e di difendersi rese il kakapò una preda estremamente vulnerabile.

Nel giro di pochi secoli la specie si ridusse a pochi esemplari confinati su due isole, e già alla fine dell’Ottocento si iniziò a parlare apertamente di rischio di estinzione.

I primi veri programmi di conservazione efficaci risalgono agli anni Novanta, quando gli studiosi non erano nemmeno certi che esistessero ancora individui sopravvissuti. Da allora la popolazione è lentamente aumentata: dai 51 esemplari iniziali si è arrivati agli oltre 230 attuali, di cui 83 femmine in età riproduttiva. Ogni femmina depone in genere un solo uovo per stagione.

Un rituale di corteggiamento unico

Il rituale di accoppiamento del kakapò è unico nel mondo dei pappagalli. È infatti l’unica specie che utilizza un sistema di corteggiamento chiamato lek: i maschi si radunano in specifiche aree e si esibiscono emettendo richiami profondi e potenti per attirare le femmine.

Il suono, descritto dalla ricercatrice Deidre Vercoe come simile a quello di un violoncello pizzicato, può essere udito fino a 5 chilometri di distanza e viene ripetuto anche per otto ore consecutive. I maschi si posizionano all’interno di buche scavate nel terreno, da cui emettono il loro richiamo rimbombante.

Da specie rarissima a icona del web

Nonostante sia uno degli uccelli più difficili da osservare in natura, il kakapò è diventato inconsapevolmente una piccola icona della cultura pop e di Internet. Una celebre gif, molto diffusa sui social, che mostra un pappagallo muovere ritmicamente la testa, trae ispirazione da un video del 2009.

Nel filmato, il comico britannico Stephen Fry e lo zoologo Mark Carwardine stanno fotografando un kakapò quando l’animale si arrampica sulla testa di Carwardine nel tentativo di accoppiarsi. Quel kakapò si chiama Sirocco e da allora è diventato una vera e propria celebrità in Nuova Zelanda.