Parrocchetti monaci in Puglia: tra tutela della biodiversità, agricoltura e benessere animale

Negli ultimi giorni si è acceso un nuovo dibattito sulla gestione del parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus) in Puglia, dopo che la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha formalmente diffidato la Regione Puglia chiedendo la sospensione della Deliberazione n. 577 del 12 maggio 2026, con la quale sono state approvate le prime linee di indirizzo per la gestione, il controllo e la rimozione dei nidi della specie.
Le ragioni della Regione Puglia
La Regione motiva il provvedimento sostenendo che il parrocchetto monaco, specie originaria del Sud America ormai stabilmente presente sul territorio, sarebbe in rapida espansione e responsabile di:
- danni alle colture agricole, in particolare ai frutteti;
- problemi alle infrastrutture dovuti ai grandi nidi collettivi costruiti su alberi, tralicci e pali;
- potenziali rischi per la sicurezza pubblica e criticità igienico-sanitarie.
Per questo motivo sono state predisposte linee guida che prevedono interventi di gestione e, in determinate circostanze, la rimozione dei nidi e altre misure di contenimento. La Regione ha inoltre avviato una collaborazione scientifica con l’Università di Bari per il monitoraggio della specie.
Le contestazioni della LAV
La LAV ritiene invece che il provvedimento presenti criticità sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello tecnico-scientifico.
Secondo l’associazione:
- il parrocchetto monaco non risulta inserito negli elenchi europei e nazionali delle specie esotiche invasive richiamati nella diffida;
- le affermazioni riguardanti danni agricoli, rischi sanitari e problemi di sicurezza non sarebbero supportate da dati scientifici e monitoraggi sufficientemente documentati;
- le misure previste darebbero priorità a interventi cruenti, come la distruzione dei nidi e l’eventuale abbattimento di adulti e pulli, senza aver dimostrato l’inefficacia preventiva dei metodi ecologici e non letali.
I profili giuridici
Nella diffida vengono inoltre richiamati gli articoli 544-bis e 544-ter del Codice Penale, che disciplinano rispettivamente l’uccisione e il maltrattamento di animali.
La LAV sostiene che, qualora il provvedimento fosse applicato senza il rispetto delle condizioni previste dalla normativa vigente, potrebbero configurarsi profili di responsabilità penale, motivo per cui si dichiara pronta ad intraprendere ulteriori iniziative legali.
Un tema complesso
La gestione del parrocchetto monaco rappresenta oggi una delle sfide più delicate nella gestione della fauna alloctona.
Da un lato vi sono le esigenze del mondo agricolo e la tutela delle infrastrutture; dall’altro il rispetto del benessere animale, della normativa vigente e della necessità che ogni intervento sia fondato su solide evidenze scientifiche.
Indipendentemente dalle posizioni delle parti coinvolte, appare evidente come decisioni di questo tipo richiedano un approccio multidisciplinare che coinvolga biologi, veterinari, etologi, agronomi, giuristi e amministrazioni pubbliche.
Solo attraverso monitoraggi rigorosi, dati oggettivi e una valutazione trasparente dell’efficacia delle diverse strategie di gestione sarà possibile individuare soluzioni realmente sostenibili, nel rispetto sia della biodiversità sia degli animali coinvolti.
Fonti
- LAV – Diffida alla Regione Puglia sul provvedimento relativo al parrocchetto monaco.
- Regione Puglia – Deliberazione n. 577 del 12 maggio 2026 e Linee di indirizzo per la gestione del parrocchetto monaco.
- Regione Puglia – Accordo con l’Università degli Studi di Bari per il monitoraggio e la gestione della specie.

