Il Parrocchetto Monaco invade la Puglia: un problema vero, una storia da capire

Se sei appassionato di pappagalli come noi, la notizia che sta circolando in questi giorni sulla Puglia ti avrà probabilmente colpito in modo particolare.
Parlano di invasione. Di razzie. Di pappagalli verdi che devastano mandorleti e frutteti. E la Regione ha appena firmato un piano ufficiale di contenimento.
Ma cosa sta succedendo davvero? E chi sono questi “pappagalli verdi” di cui tutti parlano?
Facciamo un passo indietro e proviamo a capire la storia dall’inizio — perché come sempre, quando si parla di volatili, la realtà è più complessa di un semplice titolo di giornale.
Chi è il Parrocchetto Monaco?
Il protagonista di questa vicenda è il Myiopsitta monachus, conosciuto comunemente come parrocchetto monaco. È un psittacide originario del Sud America — Argentina, Bolivia, Brasile — piccolo, intelligentissimo, brillante nel suo piumaggio verde smeraldo.
È anche uno degli uccelli più adattabili del mondo. Al contrario della maggior parte dei pappagalli, il parrocchetto monaco non nidifica nelle cavità degli alberi, ma costruisce nidi enormi con ramoscelli e materiale vegetale, spesso condivisi da più coppie. Una vera e propria architettura collettiva, affascinante quanto tenace.
Proprio questa straordinaria capacità di costruire, organizzarsi e adattarsi ha reso il parrocchetto monaco un colonizzatore eccezionale — ovunque sia stato introdotto dall’uomo.
Come sono arrivati in Puglia?
La risposta è semplice, e per noi appassionati di uccelli fa riflettere: sono stati portati dall’uomo.
Negli anni Ottanta e Novanta il parrocchetto monaco era molto diffuso nel commercio come animale da compagnia. Alcuni esemplari sono sfuggiti, altri sono stati deliberatamente liberati da proprietari che non riuscivano più a gestirli — o che semplicemente non sapevano cosa fare di un animale che non avevano mai davvero capito.
Il primo insediamento documentato in Puglia risale a Molfetta, su un eucalipto nella contrada Madonna delle Rose. Da lì, la colonizzazione si è espansa progressivamente fino a raggiungere città e campagne di Bari, Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Santo Spirito, Bitonto, Bitetto, Palo del Colle, Binetto, Grumo Appula, spingendosi fin sull’Alta Murgia. BitontoViva
Un’espansione lenta ma inarrestabile, favorita dalla tropicalizzazione del clima mediterraneo, che ha reso le campagne pugliesi un ambiente sempre più ospitale per una specie abituata ai climi caldi del Sud America.
I danni all’agricoltura: un problema reale
Capire la storia non significa ignorare il problema. Ed è giusto parlarne con onestà.
La Puglia coltiva attualmente 19.428 ettari a mandorlo, pari al 35% della superficie nazionale, con una produzione di oltre 264mila quintali di mandorle — circa un terzo del totale italiano. La sola provincia di Bari rappresenta oltre il 63% della superficie regionale coltivata. CanosaWeb
I parrocchetti monaci si nutrono con grande voracità di mandorle, frutta e semi, e la loro presenza in stormi numerosi può causare danni significativi ai raccolti. Per gli agricoltori pugliesi — già messi a dura prova da siccità, malattie delle piante e altri animali selvatici — si tratta di un problema concreto e pesante.
La Regione Puglia ha quindi avviato un piano di monitoraggio e contenimento, approvando un accordo con il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” per la gestione del parrocchetto monaco, insieme alle prime linee guida per il controllo e la rimozione dei nidi sul territorio regionale. PugliaLive
Il piano di gestione: cosa prevede davvero
Ed è qui che la notizia diventa più difficile da leggere per chi ama questi animali.
Il piano non si limita alla semplice rimozione fisica dei nidi. Prevede che le uova vengano distrutte immediatamente, mentre i nidiacei siano sottoposti a soppressione eutanasica da personale specializzato secondo le indicazioni ISPRA.
Le future attività di controllo potranno inoltre comprendere sistemi di cattura con reti e gabbie-trappola, e interventi di contenimento selettivo anche tramite sparo, sempre nel rispetto delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente. BitontoViva
Per chi ama i pappagalli, è una lettura che fa male. E sarebbe disonesto presentarla diversamente.
Vogliamo però sottolineare una cosa importante: questo non è il frutto di superficialità o crudeltà. È la conseguenza diretta di decenni di gestione irresponsabile del commercio di animali esotici. Le istituzioni si trovano oggi a dover gestire un’emergenza ecologica che altri hanno creato — e purtroppo, in questi casi, le opzioni etiche non sono mai semplici.
Una riflessione che ci riguarda da vicino
Questa storia ha una radice precisa: il commercio irresponsabile di animali esotici e le liberazioni in natura.
Ogni parrocchetto monaco che oggi vola libero sulle campagne pugliesi è il risultato di una filiera che ha strappato questi animali dal loro habitat o li ha riprodotti in cattività per venderli come oggetti decorativi, senza alcuna educazione al futuro proprietario su cosa significhi davvero prendersi cura di un psittacide.
Quando il pappagallo “diventava scomodo”, veniva liberato. E la natura ha fatto il resto.
Noi di Pappagalli in Volo lo ripetiamo da anni: un pappagallo non è un capriccio. È un impegno a lungo termine, una relazione, una responsabilità. Scegliere consapevolmente di condividere la propria vita con un volatile significa conoscerne i bisogni, rispettarne la natura e — se le circostanze cambiano — trovare soluzioni responsabili, mai abbandonarlo alla sua sorte.
Il parrocchetto monaco non è il nemico
Chiudiamo con una riflessione che sentiamo necessaria.
Il parrocchetto monaco non ha scelto di invadere la Puglia. Non ha deciso di fare razzia di mandorle. Segue semplicemente la sua natura: sopravvive, si riproduce, costruisce. Come farebbe qualsiasi animale in un ambiente che glielo permette.
La responsabilità è umana. E come umana è la responsabilità, umana deve essere anche la consapevolezza — a partire da ogni singola persona che decide di portare a casa un pappagallo senza conoscerlo davvero.
Continuiamo a seguire questa vicenda e vi terremo aggiornati.
Ciaoooo 🦜
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