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IL FALSO MITO DELL’UTILITÀ DELLA FRUTTA NELL’ALIMENTAZIONE DI PAPPAGALLI E LORI

IL FALSO MITO DELL’UTILITÀ DELLA FRUTTA NELL’ALIMENTAZIONE DI PAPPAGALLI E LORI

RIPORTIAMO PER GENTILE CONCESSIONE DEL DOTT. STEFANO FIGURELLA UN SUO INTERASSENTE ARTICOLO CHE FA CHIAREZZA DAL PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO SULL’IMPORTANZA DI UNA GIUSTA ALIMENTAZIONE PER I NOSTRI AMICI PAPPAGALLI. COME SEMPRE ALLA FINE DI OGNI ARTICOLO CHE PUBBLICHIAMO POTRETE TROVARE LA FONTE ORIGINALE  DA CUI ABBIAMO ATTINTO L’ARTICOLO.

Si sente sempre parlare a mo’ di mantra di integrare l’alimentazione degli uccelli ornamentali con frutta… ma sarà realmente utile? Un frutto, al di là dell’innegabile effetto di arricchimento ambientale che sortisce, in realtà non ha quel valore aggiunto che ci si aspetterebbe.. Il primo ingrediente infatti è rappresentato dall’acqua (più o meno presente) che si aggira intorno all’80/85%, al secondo posto sono presenti zuccheri semplici (fruttosio, glucosio, saccarosio) in ragione di un 10% (più o meno a seconda del tipo di frutto), il resto è fibra, proteine e grassi, ceneri (messi assieme fanno un 5% circa quindi presenti in dosi trascurabili). Il valore nutritivo di una mela di 100grammi equivale quello di un pezzetto di pane di 10gr (alimento in cui gli zuccheri sono sotto forma di amido ma che metabolicamente hanno lo stesso destino). Ma ci viene dal tempo della scuola insegnato che la frutta è importante perché fonte di vitamina C… E qui viene il bello: gli uccelli, a differenza dell’uomo, non hanno bisogno di vitamina C, la sintetizzano nei reni, nel fegato o in entrambi gli organi a seconda dell’ordine di appartenenza (possono avere forme di carenza solo a seguito di patologie importanti a carico di questi organi o in particolari condizioni di enorme stress ed allora la carenza sarebbe nel primo caso l’ultimo dei problemi dell’animale, nel secondo caso basterebbe eliminare le torture che generano tale stress abnorme). Per quanto riguarda gli antiossidanti naturali, cioè le altre sostanze di un certo interesse che stimolano la libidine dei sostenitori della frutta come alimento quali tocoferoli, betacaroteni, isoflavonoidi ricordo che i primi (vit E) sono contenuti in quantità elevatissime (molto più che nella frutta) negli oli vegetali ed in particolare in quello di girasole (forse l’unica proprietà interessante che ha questo seme oltre all’appetibilità), i secondi sono disponibili sul mercato a concentrazioni efficaci che l’animale non riuscirebbe mai a raggiungere a meno di non mangiare esclusivamente cibi freschi e non “conservati” come in realtà sono le miscele di semi. I semi infatti rappresentano una forma di resistenza della pianta, una fase nella quale gli antiossidanti (sintetizzati dal vegetale per proteggere il germe dai danni dell’ossidazione dei grassi e non certo per favorire gli animali che si cibano della sua “prole”) decrescono nel tempo e si annullano. Quale è il vero problema legato al consumo di frutta da parte dei pappagalli? Il problema è legato alla capacità ingestiva degli stessi, è fenomeno ben comprensibile a chi alleva a mano i pulli: per ogni peso dell’animale esiste un quantitativo di sostanza secca che deve essere ingerita per coprire il fabbisogno plastico (proteine) e soprattutto calorico (grassi e zuccheri). Esempio ipotizziamo che un animale di 1000 grammi in crescita debba mangiare 80 grammi di sostanza secca (pappa secca), diluita 1:3-1:4 a seconda del prodotto in 2/3 somministrazioni al giorno, facciamo 2 siringhe di pappa da 120 (una al mattino ed una alla sera); se allo stesso animale diluiamo la pappa esagerando 1:20 tipo thè alla pesca, dovremmo fargli prendere più di un litro di pappa al giorno per soddisfare le sue esigenze, ma lui non riuscirebbe ad assumerla.. il soggetto inizierà a dimagrire ed a salutare tutti quanti.

Arriviamo all’animale adulto: dobbiamo sempre tener conto che abbiamo a che fare con creature piccole, con temperature corporee elevate (42°C), con metabolismi elevati che possono permettersi di cibarsi di solo frutta per periodi brevi, là dove il dispendio energetico è basso (climi tropicali o stagione estiva da noi) ma che alle temperature più basse anche primaverili o autunnali devono nutrirsi di alimenti “densi” da un punto di vista calorico.. caso emblematico è l’allevatore di lori che somministra la frutta in stagione invernale: il lori, animale nevrile ed energico si abbuffa di una corroborante mela alle cinque di sera, poco prima dell’oscurità…si è riempito lo stomaco di acqua e deve affrontare le lunghe ore notturne senza più mangiare (non vedendoci al buio), inizierà a mettere mano alle sue riserve e per “buttare legna nella caldaia” dimagrirà e/o patirà il freddo con rischio per il suo stato di salute. Anche se somministrata al mattino può non essere un toccasana a basse temperature perché l’uccello si, mangerà anche il mangime, ma in quantità minori perché lo stomaco è occupato in parte da una “calorica mela” e non avrà le ore di luce sufficienti per recuperare questo deficit calorico. La frutta “toglie spazio” ad alimenti più densi ed avendo gli organismi delle capacità ingestive limitate può essere a volte pericolosa.

Dott. Stefano Figurella Veterinario aviario

FONTE>>

https://www.facebook.com/stefano.figurella/posts/2...

Nell’articolo originale potrete leggere le domande poste al Dottore e le sue risposte.

 

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