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Kaka di norfolk

Kaka di norfolk

KAKA DI NORFOLK

Alcune pelli e qualche esemplare preparato e montato su un trespolo in alcuni musei sparsi per il mondo.

Questo è ciò che resta del kaka di Norfolk (Nestor productus), un pappagallo estinto appartenente alla famiglia Strigopidae. Alcuni autori inseriscono il genere Nestor nella famiglia -creata ad hoc- dei Nestoridae, altri ancora inseriscono tutti i pappagalli viventi nell’unica famiglia Psittacidae, suddivisa a sua volta in diverse sottofamiglie. Ma questi discorsi contano poco, il kaka di Norfolk è ormai un ricordo. Come molte altre specie, oggi è solo un monito non ascoltato che dovrebbe ricordare la potenza distruttiva dell’uomo.
Nestor productus era un pappagallo di dimensioni medio-grandi, potendo raggiungere i 38 cm di lunghezza è un’apertura alare vicina al metro. Grande e pesante, sfoggiava un bel colore olivastro sulle parti dorsali che sfumava in un arancio vivo su guance, petto, ventre, groppone e pagina inferiore delle ali. La rinoteca (la parte superiore del becco) era particolarmente lunga e arcuata. La biologia e le abitudini del kaka di Norfolk non sono molto note, ma è presumibile che non fossero poi così dissimili da quelle del suo “parente” più prossimo ancora in vita, il kaka neozelandese (Nestor meridionalis). Forse si trattava di un pappagallo prettamente terrestre, era diffuso nelle isole di Norfolk e Phillip, localizzate nel Pacifico, fra Nuova Zelanda e Nuova Caledonia, circa a 1.400 km a est delle coste australiane. Il kaka viveva probabilmente in habitat rocciosi, con presenza di sparuti alberi, nutrendosi di fiori, frutta e germogli. I polinesiani cacciavano i kaka a scopo alimentare ben prima dell’arrivo dei coloni, che avvenne alla fine del XVIII secolo: a quel punto, i kaka iniziarono a essere catturati per essere tenuti come animali domestici e/o spediti sulla terraferma. Inizialmente, i kaka che vivevano a Norfolk e quelli di Phillip vennero considerati due specie distinte. In ogni caso, si trattava di un uccello assai vulnerabile già a priori, poiché diffuso solo su piccole isole in pieno oceano: il colpo di grazia definitivo arrivò quando si decise di trasformare suddette isole in colonie penali (prima metà del XIX secolo). L’habitat naturale di questi pappagalli venne letteralmente devastato, queste isole divennero dei carceri a cielo aperto e vennero introdotti animali domestici e/o da allevamento per uso e consumo umano: cani, gatti e maiali invasero letteralmente l’isola, e assieme alla caccia perpetrata direttamente dall’uomo causarono la diminuzione e l’estinzione rapida dei kaka. Si presume che questi pappagalli si estinsero da entrambe le isole già entro il 1830, l’ultimo esemplare in cattività morì tristemente a Londra, nel 1851. A circa 16.000 km dalla sua isola natìa, ormai inadatta a ospitare la specie a causa dell’opera di distruzione messa in atto dall’uomo. Ad oggi, le specie affini ancora viventi sono il kea (Nestor notabilis) e il kaka neozelandese (Nestor meridionalis), appartenenti allo stesso genere. Entrambi in pericolo a causa di una sistematica distruzione ambientale che sembra non finire mai.

 

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