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PET THERAPY E ORNITOLOGIA

PET THERAPY E ORNITOLOGIA

PERCHÉ SCEGLIERE GLI UCCELLI
E’ stato dimostrato che la presenza di uccelli da compagnia riduce sensibilmente la depressione dei residenti in strutture che ospitano pazienti geriatrici . La scelta degli uccelli quali animali da utilizzare nei programmi di pet therapy è giustificata da più aspetti ritenuti vantaggiosi. Il basso e controllabile rischio sanitario di malattie trasmissibili all’uomo (zoonosi) è uno dei primi elementi che invitano a scegliere gli uccelli come mezzo di terapia. Questo aspetto consente di superare alcune resistenze di tipo sanitario che spesso s’incontrano quando si propongono progetti di zooterapia.  La taglia degli animali è un altro elemento utile poiché avendo gli uccelli dimensioni in genere più contenute rispetto ad altri animali, si ottiene che i progetti di pet therapy sono applicabili a svariate realtà.  La scelta della razza e dell’individuo è cosa delicata e viene fatta ad opera di un veterinario esperto nel settore aviare. La brevità del ciclo vitale delle specie aviari rende più fruibili alcuni aspetti dei ritmi biologici, come la sessualità e la morte, due momenti che diventano un’incredibile banco di prova per quella che sarà la vita futura. L’antropomorfizzazione è un rischio che inficia un sano e costruttivo rapporto uomo – animale, corretta e indispensabile base etologica senza della quale non si può intraprendere un sano progetto di pet therapy. Utilizzando gli uccelli come coterapeuti si riesce a tener lontano questo problema poiché gli uccelli evocano un rapporto che non crea dipendenza, come potrebbe accadere con un cucciolo di cane, ma stimola un rapporto di attenta osservazione che implica da subito rispetto, a causa delle caratteristiche comportamentali tipiche degli uccelli e della spesso ridotta dimensione. L’impiego degli uccelli offre gli stessi vantaggi, come per l’antropomorfizzazione, anche nei confronti di un altro problema, l’oggettualizzazione, altra causa che può alterare il sano rapporto uomo animale. Scegliendo le specie aviari si può usufruire di un’altra potenzialità, il birdwatching, basato sull’osservazione degli uccelli in natura, grazie al quale tutto l’ambiente naturale diventa un attrezzato laboratorio di pet therapy a cielo aperto. Il cane con le sue fughe sfida il bambino spiegandogli, forse per la prima volta, che l’amicizia può esistere anche senza il rassicurante legame fisico del guinzaglio: gli uccelli, invece, da subito si propongono come delicati esseri viventi che evocano rispetto per la fragilità delle loro dimensioni, richiedendo un rapporto ‘gentile’, basato su un delicato e mediato rapporto fisico, trasformando l’uomo in un ‘posatoio intelligente’. Le controindicazioni all’uso degli uccelli sono quasi inesistenti. La zoofobia e l’ipocondria possono risultare problemi nella scelta degli uccelli, così come per tutte le altre specie animali. Quando la pet therapy è utilizzata per la cura di pazienti psichiatrici alcune psicosi maniacali potrebbero mettere in pericolo l’incolumità degli uccelli.

A.A.A. IN UNA COMUNITA’ SCOLASTICA
Questa esperienza è stata svolta in una classe della scuola elementare, con 21 alunni di circa otto anni senza particolari problematiche. Gli uccelli utilizzati sono stati degli immaturi di inseparabili e di calopsitte allevate con specifiche diete commerciali da svezzamento. Si sono scelti questi uccelli perché l’imprinting ricevuto viene gradualmente perso, neutralizzando il danno etologico provocato e riacquistando tutte le caratteristiche comportamentali della specie di appartenenza, compreso il potenziale riproduttivo. L’attività principale in cui sono impegnati i bambini è l’alimentazione dei pullus. La scelta di far alimentare gli uccelli ai bambini è basata sulla constatazione dell’importanza del cibo come elemento quotidiano di rinforzo del legame uomo – animale. Senza esagerare il cibo trasforma l’animale in compagno (cum panis) dell’uomo. Altre attività che devono essere comprese sono le normali operazioni di cura degli animali (cambio delle granaglie, dell’acqua, riconoscimento e raccolta di erbe di campagna da somministrare agli uccelli, quantificazione del grado di benessere offerto dal ricovero, interazione diretta con i soggetti imprintati). La presenza della gabbia è stata totalmente eliminata, relegata solo come mezzo di trasporto. Le eventuali cure dei soggetti che dovessero presentare qualche patologia fa parte integrante del progetto; anche in questo caso l’animale si presta come banco di prova per far accettare meglio eventuali terapie che il bambino potrebbe affrontare. Un incontro tipo con i bambini si svolge nello stesso ambiente in gruppi di 6 (con tre operatori, due bambini per ogni operatore) e mentre un bambino prepara il cibo l’altro deve aspettare il suo turno osservando l’operato dell’amico di coppia. Per ogni incontro viene affrontato un argomento (alimentazione, comportamento come sistema rivelatore del benessere animale, ecc.) su cui i bambini devono redigere un foglio riassuntivo finale, che insieme a quelli degli altri incontri formeranno un elaborato scritto. Il lavoro può essere sviluppato in chiave multimediale favorendo l’interdisciplinareità del lavoro e facendo meglio accettare al corpo docente la pet therapy.

IL BIRDWATCHING INTESO COME PET THERAPY IN UNA COMUNITA’ DI AUDIOLESI
Portare disabili a contatto con la natura fa sviluppare la loro sensibilità psicofisica . Si sa anche che l’osservazione degli uccelli tende a formare persone tendenzialmente gentili, orientate verso relazioni armoniche con gli altri, protettivi, amichevoli e altruiste. Un razionale programma di abilitazione alla comunicazione per bambini sordomuti non prevede lo stimolo diretto all’espressione fonetica ma una ricerca metodica delle varie forme di linguaggio non verbale che deve concludersi con lo stimolo alla vocalizzazione. Partendo da questi elementi si è costruito un progetto che si articola in un’area di studio che comprende il bambino audioleso, l’osservazione dell’avifauna selvatica nel suo ambiente naturale ed i suoi effetti sulla crescita psico-fisica e sul processo di abilitazione alla comunicazione.Il gruppo di bambini audiolesi che ha collaborato al progetto è di 15 alunni con età compresa tra i 6 e gli 11 anni. I bambini sono stati sensibilizzati alle problematiche ambientali tramite l’utilizzo di posters e schede didattiche; il manuale utilizzato in campo è con molti disegni a colori e con limitata didascalia per aumentare la facilità della consultazione. Le uscite in campo sono state fatte in centri di visita attrezzati con capanni, percorsi, sala riunioni, decidendo di evitare il birdwatching in forma vagante. I centri attrezzati sono preferibili perché mantengono unito il gruppo facilitandone la comunicazione e riducono la possibilità di piccoli incidenti nei portatori di protesi acustica o di impianto cocleare. Si sconsiglia l’uso di capanni con scarsa luminosità o in ore crepuscolari perché gli audiolesi usano molto la lettura labiale, motivo che spiega perché durante le lezioni non è necessario usare un tono di voce alto (un sordo capisce bene anche se parliamo senza emettere alcun suono). E’ ancora utile ricordarsi di spiegare prima e solo dopo far vedere in pratica, perché la lettura labiale non consente di seguire insieme parole e gestualità. Infine si ricorda che è necessaria la presenza di un interlocutore che conosca il linguaggio visivo per audiolesi. Il risultato che ci si prefiggeva era quello di far interessare i bambini all’ambiente aumentando le loro occasioni di crescita psico-fisica. Il risultato è che i bambini hanno avuto reazioni emozionali positive, sia durante la teoria che la pratica, identificate e classificabili in questo modo:

potenziamento dello stimolo all’uso del linguaggio corporeo e dei segnali non verbali;
miglioramento della propria immagine personale con conseguente aumento dell’autostima;
effetto ‘lubrificante’ nelle relazioni sociali (sia di gruppo che in coppia);
stimolo alla curiosità e all’attenzione;
utilizzo dell’esperienza per il processo di apprendimento;
apprendimento del senso di responsabilità;
conoscenza diretta della natura, della diversità, dei limiti dei cicli vitali, della sessualità;
fonte di esperienza nei colori, forme, movimenti;
mezzo di esercizio fisico, fonte di svago e divertimento. 

Nelle comunità terapeutiche per audiolesi la somministrazione del birdwatching non implica molte attenzioni e riesce a fornire valide occasioni di crescita psico-fisica tali da consigliarne la sua diffusione nelle sue varie forme.

IL BIRDWATCHING IN ORFANOTROFIO
Questa singolare esperienza è stata somministrata a una comunità di ragazzi dai 10 ai 16 anni ospiti di un orfanotrofio, assegnati dal tribunale dei minori per maltrattamenti vari. I ragazzi erano tutti caratterizzati da un elevato grado di violenza comportamentale. Già dalla prima uscita in campagna, dopo un impatto distruttivo verso l’ambiente, passarono in modo indicibile a fruitori silenziosi e attenti della natura, con grossa sorpresa anche degli educatori. Le escursioni erano fatte nei pressi di un pantano che ospitava molteplici specie selvatiche aviari. Fu una delle rare volte che questi ragazzi si preoccupavano di non arrecare danno a qualcosa di estraneo alla loro persona. Il senso di responsabilità fu ben evidente durante queste esperienze; fu inoltre organizzato ad opera del gruppo un miniconvegno sull’ornitologia in un’oasi attrezzata salentina del WWF, in cui loro furono i relatori. Il bambino audioleso praticando il birdwatching si rapporta con la natura evitando i rischi che possono decretare la fine di un normale e costruttivo rapporto tra uomo ed animale, cioè l’oggettualizzazione e l’antropomorfizzazione .Da questo punto di vista il birdwatching garantisce migliori risultati terapeutici di altre forme di pet-therapy.

RISULTATI E TESTS
L’emotività resta ancora un ingrediente spesso presente nei programmi di pet therapy. Questa presenza inficia la validità della zooterapia e ne limita la sua diffusione. Per l’individuazione e la quantificazione di eventuali effetti benefici della pet therapy nelle sue molteplici forme di applicazione, qualunque sia la specie animale utilizzata, si devono usare dei test validati per ciò su cui indaghiamo. Se vogliamo valutare, ad esempio, valutare le variazioni dell’aggressività possiamo adoperare il ”Aggression Questioinnaire (AQ753)”; un’altro test esistente e utilizzabile è il “Positive and Negative Scale” e molti altri. Così operando viene dato un taglio scientifico alla pet therapy che diventa degna di segnalazione scientifica ufficiale perdendo quella patina di emotività che la rende appetibile a molti ma che la condanna ad un mancato sviluppo. Questi test in genere si autosomministrano, cioè il paziente stesso compila il questionario. Ai pazienti molto giovani non si possono autosomministrare i tests quindi la valutazione dei risultati ottenuti in terapia è più difficilmente dimostrabile.

CONCLUSIONI
La raccolta di esperienze di campo può indicare, in base alla classificazione della patologia da correggere o dello scopo da raggiungere, la specie aviare da utilizzare e in che modo può essere adoperato per lo specifico caso da trattare. Dalle esperienze personali maturate emergono i primi dati, infatti è risultato consigliabile l’uso di calopsitte (Nimphicus hollandicus) imprintate, che per le loro tranquille abitudini risultano ideali per i bambini non abituati ad occuparsi di animali. Gli inseparabili (Agapornis roseicollis) imprintati, dotati di maggiore vivacità a volte poco gestibile, sono invece da consigliare ai bambini di oltre 10 anni con esperienze precedenti.

Relazione del Dott.Patrizio Fontana  Veterianario aviario
Convegno “UN ANIMALE PER TUTTI” Trento

 

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